Lucarelli a riposo forzato: «Sconto i miei errori»

Il tecnico analizza l’Eccellenza vinta due volte: «Castelnuovo merita il successo Ho sbagliato ad aspettare il Chieti e poi ad accettare la panchina del Lanciano»
LANCIANO. A riposo forzato. È l’antipatica situazione vissuta quest’anno da Alessandro Lucarelli, il 47enne tecnico avezzanese che, alla guida del Chieti, ha vinto l’ultimo campionato di Eccellenza. Anche l’attuale, curiosamente, si appresta a festeggiare l’approdo in D di un'altra squadra neroverde: «Per il Castelnuovo sarebbe il meritato epilogo di un’annata davvero straordinaria», commenta lo stesso Lucarelli, che trascorre le sue domeniche allo stadio, ma da semplice spettatore.
«Purtroppo è andata così quest’anno, per le note vicende di fine estate», spiega il tecnico riferendosi alle dimissioni dall’incarico presentate, dopo la prima di campionato, nelle mani del presidente del Lanciano Fabio De Vincentiis.
«Io a Lanciano aveva appena firmato un bel biennale», dice il diretto interessato, «i soldi sono importanti, ma secondari, almeno per me, rispetto alla dignità. Alla quale non ho mai rinunciato. Sapevo che così facendo, oltre al denaro, mi sarei autocondannato ad una stagione da spettatore, ma viste le premesse, ho deciso che non si poteva andare avanti in quel modo ed ho preferito farmi da parte».
Col senno di poi c’è qualcosa che cambierebbe della sua fugace esperienza in rossonero?
«È ovvio che non avrei dovuto accettare l’offerta del Lanciano, ma è facile dirlo ora. All’epoca infatti, oltre al blasone del club e della piazza, mi avevano convinto i progetti sbandierati dalla proprietà, reduce da due promozioni di fila e decisa a centrare la terza, non disdegnando la Coppa Italia. Il problema però», prosegue il trainer marsicano, «è che l’organico, pur valido, per poter davvero competere sul doppio fronte, necessitava di rinforzi che io stesso avevo indicato (i centrocampisti Marfisi e Fiore, ed il bomber Micciché, ndc) alla società, disposta ad accontentarmi. In realtà, dei tre arrivò solo Micciché (Marfisi è stato tesserato a dicembre; Fiore si è accasato altrove, ndc) e siccome, contrariamente alle rassicurazioni avute, ho capito che sarebbe stata l’unica richiesta esaudita, ho preferito andar via. Per coerenza con i miei principi e a costo di rimetterci di persona. Dal punto di visto economico e professionale, visto che ero reduce da un campionato di Eccellenza vinto e le proposte non mi mancavano».
Prima di quella del Lanciano, ne aveva ricevute altre?
«Sì, e da ben quattro club di serie D. Ma che in quel periodo, convinto di essere riconfermato dopo il campionato vinto, preferii declinare, in attesa di una chiamata del Chieti. Altro errore, non essendo mai arrivata».
Si è chiesto il perché?
«Certo, ma senza trovare una risposta, visto che nel frattempo il club aveva cambiato proprietà. Dopo quanto fatto, avrei almeno meritato una telefonata, sia pur di congedo, e invece niente. Pazienza. Un’esperienza che, unita a quella avuta a Lanciano, mi sarà di lezione per il futuro».
Che lei immagina come?
«Su una panchina, ovviamente. E possibilmente di serie D, dato che una chance del genere penso di meritarla. L’ho fatta in passato ad Avezzano, centrando una tranquilla salvezza, e non mi dispiacerebbe riprovarci».
Anche perché Lucarelli ha conseguito il patentino a Coverciano (assieme a Cambiasso, Vergassola, l’ex milanista Ba e altri), e può dunque allenare anche in C.
«Stare a guardare non è bello», ammette, «anche se, almeno per quest’anno, me ne sono fatto una ragione. Di sicuro, prima di firmare, farò le mie brave valutazioni».
Eppure, pur avendo fatto bene ovunque (a Paterno, Luco dei Marsi, Civitella Roveto) e non avendo sinora patito alcun esonero, le due promozioni ottenute in carriera, entrambe dall’Eccellenza alla serie D, le ha centrate subentrando in corso d’opera ad Avezzano e a Chieti.
«È vero, ma spero non diventi un handicap, visto che anche altrove mi sono tolto le mie belle soddisfazioni».
A proposito, una considerazione, da ex, sulla prematura retrocessione del Paterno.
«Un colpo al cuore. Soprattutto conoscendo l’attaccamento e la serietà del presidente Di Gregorio. Al quale auguro sinceramente di risalire in fretta la china».
Lasciando da parte passato e futuro, come giudica l'attuale campionato di Eccellenza?
«Bello, come sempre, anche se la marcia del Castelnuovo ha un po’ svilito il discorso relativo al primo posto».
E il “suo” Lanciano?
«Per l’organico di cui dispone, il secondo posto è un ottimo risultato».
I calciatori che l’hanno maggiormente impressionata?
«Vedo di più la serie D, ma mi sono piaciuti, avendoli visti all’opera nella finale di Coppa Italia, Porrini, D’Egidio e Fabrizi, del Castelnuovo. Oltre ovviamente», conclude Lucarelli, «al mio Micciché, anche quest'anno decisivo, a suon di gol».
Stefano De Cristofaro
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