Mafia e bagarinaggio Indagini sui contatti tra Agnelli e ultrà-boss

27 Gennaio 2017

TORINO. La commissione antimafia accende un faro sul mondo del calcio. I parlamentari ascolteranno i presidenti di Figc, Aic, Lega di serie A, Lega di serie B e Lega Pro. Obiettivo: fare chiarezza...

TORINO. La commissione antimafia accende un faro sul mondo del calcio. I parlamentari ascolteranno i presidenti di Figc, Aic, Lega di serie A, Lega di serie B e Lega Pro. Obiettivo: fare chiarezza sulle intrusioni di una criminalità organizzata che nel pallone cerca, come spiega Stefano Vaccari (Pd), «un utile volano per acquisire consenso elettorale, economico e finanziario». Nell’ambito del lavoro di indagine dell'Antimafia, il deputato Angelo Attaguile (Lega) annuncia di «volere iniziare con la Juventus», per poi occuparsi «del Crotone, del Catania e di tutte le società, anche della Lega Pro, che sono finite nel mirino della giustizia».

Ma il presidente del comitato “mafia e sport”, Marco Di Lello (Pd), informa che solo fra qualche settimana si deciderà se convocare i vertici del club bianconero. Prima bisogna sentire i pm della procura di Torino che, nel quadro dell'inchiesta “Alto Piemonte” sulla 'ndrangheta nel Nord-Ovest, hanno indagato sul business del bagarinaggio. Un ex capo ultras (che adesso compare fra i 23 indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio) è accusato di avere messo in contatto un componente della famiglia Dominello, considerata una emanazione del clan Pesce Bellocco, con la dirigenza della Juve. Il boss avrebbe fatto da portavoce ad alcuni gruppi della tifoseria organizzata, mantenendo «la pace nella curva», e in cambio avrebbe ricevuto quote di biglietti da distribuire ai supporter o da trattenere per sè e destinare al bagarinaggio. A carico della società bianconera non sono emersi reati penali. Le carte, però, sono passate alla procura della Figc, le cui indagini si sono concluse con parole d'accusa nei confronti di Andrea Agnelli, citato dal capo ultras: «mi vidi con lui e parlammo della gestione di biglietti e abbonamenti». Non c'è prova che i dirigenti fossero consapevoli di stare agevolando la criminalità organizzata. «Nessun dipendente o tesserato della Juventus è stato indagato in sede penale», ribadisce la società.