Maisto, patto con L’Aquila: il garante è Cappellacci

La punta: «Quando mi ha chiamato il mister non ho voluto sapere la categoria, mi bastava sapere che c’era lui in panchina e una società seria e ambiziosa»
Alla base del rapporto che da un anno e mezzo lega ai colori rossoblù il centravanti dell'Aquila Pasquale Maisto c'è un disegno ben preciso. Una sorta di patto d'onore con una città ed un club che a partire dall'estate 2018 lo hanno accolto a braccia aperte, ricambiate peraltro da una caterva di gol. Quelli che il 26enne attaccante di Orta di Atella (popoloso centro del Casertano, dove tuttora risiede la famiglia) ha iniziato a segnare sin da giovanissimo. Da quando cioè, a soli 14 anni, lasciò la casa paterna per trasferirsi nella lontana Genova, dove resterà per un triennio (con un intermezzo di un anno, a Frosinone), mettendosi in luce sia negli Allievi nazionali che nella Primavera rossoblù. «È stata dura allontanarsi a quell'età dagli affetti famigliari, ma col tempo ci si abitua», spiega lo stesso Maisto il quale, a dispetto della sua giovane età, ha già girogavato per mezza Italia (da nord a sud), giocando in serie C (Andria), serie D (Mariano Keller, Castelfidardo, San Nicolò ed Herculaneum) ed Eccellenza (Sporting Bellinzago, Vasto Marina, Aygreville e Omegna). Fa strano, dunque, averlo ritrovato di punto in bianco (un anno fa) a calcare i campi della Prima categoria. «Ero reduce dalla D», rammenta, «ed in cerca di una nuova sistemazione, che però tardava ad arrivare. Così, quando mi ha chiamato mister Cappellacci (col quale aveva già lavorato a Castelfidardo, ndc), prospettandomi L'Aquila, non ho nemmeno voluto sapere in quale categoria militasse. Mi bastava sapere che c'era lui ed una società decisa a risalire la china, dopo un triplo salto all'indietro».
Il famoso progetto... «Proprio così. Poter contribuire alla rinascita calcistica di un club così blasonato, espressione di un capoluogo di regione, è una cosa che mi ha subito affascinato, convincendomi a condividerla senza remore».
Eppure questa estate è stato sul punto di andare via... «Vero, ma solo perché a fine luglio la società era andata in crisi e sembrava che i discorsi dell'anno prima potessero venir meno. Una volta però risolti i problemi in ambito dirigenziale, ho di nuovo sposato la causa rossoblù, rinunciando ad una importante offerta (della Nuova Santegidiese, ndc), arrivatami in quel periodo». Un matrimonio salvato e reso ancor più saldo dai numeri che questo attaccante completo, e nel vero senso della parola (segna di destro, di sinistro, al volo e di testa), è riuscito a mettere assieme in poco meno di un anno e mezzo. La bellezza di 58 reti (41 la stagione scorsa, 17 in questa) siglate in appena 39 gare di campionato, all'impressionante media di 1,48 gol a partita. «Merito non solo mio», sottolinea, «ma della squadra, che mi supporta, oltre che del tecnico». Che dopo averlo utilizzato da punta centrale in Prima categoria, quest'anno lo ha schierato accanto a La Sorda in un 4-3-1-2. «Per me è uguale», commenta sorridendo, «mi basta giocare, cosa tutt'altro che scontata vista la concorrenza nel ruolo, e far contento il mister». Ad un turno dal giro di boa, siete primi a pari punti col Mutignano: «Che si sta dimostrando altrettanto forte, e merita per questo grande rispetto. Noi dobbiamo cercare di vincere sempre: i conti li faremo alla fine», conclude Pasquale Maisto, che dedica alla famiglia la doppietta (l'ennesima) di domenica scorsa.
Stefano De Cristofaro
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