Majo: «Pillon ha una bella gatta da pelare»

6 Aprile 2018

L’ortonese è un doppio ex: «Siciliani favoriti, i biancazzurri per rialzarsi devono sconfiggere la paura»

PESCARA. A Pescara ha assaggiato il professionismo, ma con la maglia del Palermo ha vissuto gli anni più belli della sua carriera. L’ortonese Valerio Majo arriva nel club biancazzurro nel 1970, voluto da Mario Tontodonati e Dante Lacorata, che lo vedono giocare nell’Intrepida Ortona. Il Delfino decide di ingaggiarlo, ma i due allenatori vengono sostituiti da Francesco Capocasale. Majo non è ancora maggiorenne e sta per essere aggregato alla De Martino (la vecchia Primavera), ma il presidente biancazzurro Salvatore Galeota gli comunica la bella notizia: «Giocherai in prima squadra». Due stagioni con 64 gare e 2 gol prima del passaggio al Taranto. Doveva andare alla Fiorentina, ma il Pescara si accorda con il Catania. Valerio ci rimane male, rifiuta la serie A e sceglie il Taranto. Due anni in rossoblù prima dell’approdo, nel 1974, a Palermo.
Domani i rosanero ospiteranno il Delfino e Majo dà poche chance ai biancazzurri. «Il Palermo è favorito anche se nel calcio può succedere di tutto», spiega il 65enne ortonese, «non è una bella situazione per i biancazzurri. Pillon si è preso una bella gatta da pelare. Quando ti ritrovi in un posizione di classifica così brutta c’è il rischio di giocare con un timore eccessivo. E proprio questo dovrà evitare il Pescara, i calciatori devono vincere la paura e affrontare l’avversario a viso aperto. Il nervosismo e i primi caldi saranno ulteriori insidie».
Secondo Majo le assenze in difesa complicano i piani di Pillon. «Per resistere agli attacchi di Nestorovski e compagni, sarebbe stata preziosa la presenza di Bovo e Campagnaro. Purtroppo per il Pescara i due non sono in buone condizioni fisiche». Majo non è rimasto sorpreso dall’esonero di Zeman. «Lo conosco da oltre 40 anni. Per me se l’è cercato. Non aveva più stimoli e ha fatto di tutto per farsi cacciare. Il boemo è stato troppo aziendalista. È vero che resuscita pure i morti, però doveva farsi sentire un po’ di più in sede di mercato». In ogni caso, l’ex calciatore, che poi ha allenato le giovanili del Palermo e l’Olbia, non condanna l’operato del presidente biancazzurro Sebastiani. «Avrà fatto i suoi errori, ma le critiche sono esagerate. Sebastiani non è uno sprovveduto. E poi lo ha detto: chi vuole la società tiri fuori i soldi e mi faccio da parte. Ma da quello che leggo nessuno si è fatto vivo».(g.t.)
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