Malagò: Fidal è vittima, non è un caso di doping come la Russia

11 Dicembre 2015

ROMA. Il mondo dell’atletica leggera respinge in blocco le accuse di doping, dopo le 26 richieste di processo per altrettanti atleti azzurri, per avere «eluso i controlli». «È solo un errore», ha...

ROMA. Il mondo dell’atletica leggera respinge in blocco le accuse di doping, dopo le 26 richieste di processo per altrettanti atleti azzurri, per avere «eluso i controlli».

«È solo un errore», ha detto il presidente nazionale Fidal, Giomi. «L’atletica italiana è pulita, quelle accuse non c’entrano nulla con il dopig», gli ha fatto eco Malagò, il numero 1 dello sport nazionale. «Mi porto dietro il dramma e la rabbia di molti atleti che in queste ore mi hanno detto “noi smettiamo, chiudiamo qui”. Ma noi della Fidal siamo sereni, su questi atleti io ci metto la faccia». Così il presidente della Federazione d'atletica leggera, Alfio Giomi, all'indomani della richiesta di squalifica di 26 azzurri da parte della Procura Antidoping Nado-Italia. «Io mi sento offeso per Fabrizio Donato», ha aggiunto Giomi parlando del triplista al suo fianco nella conferenza stampa tenuta ieri nella sede della Fidal. «Dicono che ha eluso i controlli? Ma in 15 anni di carriera quando mai? Probabilmente a gennaio ci sarà il processo, noi continuiamo a programmare il nostro lavoro per i Giochi di Rio con tutti quegli atleti dentro, perché non ci sfiora nemmeno l'idea che possano essere condannati». «Siamo in prima linea nella lotta al doping e lo siamo con i fatti. Abbiamo assoluta fiducia nel sistema, ma non siamo d'accordo in questo caso», conclude Giomi. «C'è stata negligenza e superficialità da parte di molti atleti, ma il doping è ben altra cosa. A 9 mesi dalle Olimpiadi siamo finiti sul banco degli imputati e abbiamo il dovere di rispondere. Riteniamo ci sia stato un errore, vogliamo aiutare a fare chiarezza restando però nell'ambito del sistema».

«Nessuno ha barato, è solo un fatto di procedure di comunicazione della presenza. L’attuale Federazione italiana di atletica non solo è estranea, ma è anche vittima», ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò. «È sbagliato parlare di doping, perché non è un caso di doping. Il caso di doping è quello che c'è in Russia, qui c'è un tema di procedure che non sono state rispettate sotto il profilo formale. Questo gruppo di atleti», ha aggiunto Malagò, «non ha compilato correttamente i moduli allora cartacei da inviare via fax a una delle tre commissioni che compongono il mondo dell'antidoping, non c'è stato un missing nell'effettuare il controllo. Sono solo loro che, nella formalizzazione della reperibilità, non hanno compilato le cose per bene».