Malagò punta sugli azzurri

Il numero uno del Coni: «Potrebbero finalmente essere i Giochi dei pallavolisti»
«La medaglia d’oro che più vorrei? Quella della pallavolo maschile: hanno vinto tutto, ma non sono mai riusciti a centrare questo traguardo»: Giovanni Malagò si prepara a guidare l’Italia Team a Rio 2016 confidando in buoni successi. Ma se proprio deve individuare un desiderio tra i tanti per le Olimpiadi azzurre, la scelta del numero uno del Coni è già stata fatta.
Presidente Malagò, l’Italia sarà presente a Rio con 307 atleti: un numero superiore all’edizione di Londra. Può considerarsi già un buon successo per il movimento?
«Sì, è il frutto del buon lavoro fatto dalla preparazione olimpica e dalle nostre federazioni. Certamente qualcuna avrebbe potuto fare qualcosa in più, e resta il grande rammarico per l’Italbasket, ma superare il numero di Londra è un traguardo eccellente. Poi, certo, non c’è una correlazione fra quantità e qualità ma questo risultato fa sicuramente piacere perché è sempre più difficile qualificare gli atleti».
L’Italia si presenta con ottime credenziali in discipline tradizionali come ad esempio la scherma e il nuoto mentre appare in difficoltà nell’atletica. E’ possibile sperare in qualche colpo a sorpresa in competizioni inaspettate?
«Ci sono discipline in cui, quattro anni fa, si è fatto meno bene ma speriamo di ottenere qualcosa in più a Rio. Troveremo una concorrenza agguerrita e un programma che ci penalizza pesantemente: mancheranno, ad esempio, il fioretto a squadre femminile e la sciabola a squadre maschile in cui siamo campioni del mondo in carica. Abbiamo comunque un serbatoio che può sostituire la nostra cassaforte di medaglie tradizionali. Penso alla vela, al tennis, ma anche al ciclismo e alla pista. Dopo i Mondiali di Pechino sembrava impossibile anche soltanto pensare di vincere delle medaglie nell’atletica e, invece, ci sono le premesse per fare bene. Certo, l’infortunio di Tamberi complica un po’ le cose, perché perdiamo un campione e un esempio gioioso per tutti. Ma purtroppo nessuno si porta la medaglia da casa e ci sono tremila variabili che possono incidere sui risultati».
Nelle ultime 5 edizioni non siamo mai andati sotto le 25 medaglie. Ma, al di là del bottino finale, quale risultato complessivo o individuale la renderebbe veramente felice?
«L’Italia, grazie ai suoi atleti e tecnici, è un’eccellenza nel movimento a cinque cerchi. È la quinta potenza nel medagliere olimpico, estivo e invernale, di tutti i tempi. A Londra abbiamo chiuso al nono posto, con 28 medaglie e dobbiamo confrontarci con questa classifica. Data l’assenza nel programma del fioretto a squadre femminile e della sciabola a squadre maschile, da 25 medaglie in su potremo ritenerci soddisfatti».
Da presidente del Coni e da appassionato di sport, qual è l’impresa azzurra che l’ha più colpita nelle precedenti edizioni?
«La vittoria di Federica Pellegrini a Pechino e, nella stessa edizione, l’argento assurdo di Josefa Idem nel K1 500. Per 4 millesimi arrivò seconda. Sul momento fummo tutti molto felici, perché quel risultato, ottenuto alla sua settima olimpiade, sembrava un miracolo. Poi, però, se rifletti, ti accorgi che soltanto in due discipline, la canoa e la F1, i millesimi rimangono. Fu incredibile».
Può spiegare per quale ragione Roma 2024 sarebbe una grande opportunità per il nostro Paese?
«Si potrebbe ridisegnare e riqualificare la Capitale e, grazie alla candidatura, l’intero Paese. Mi riferisco alle 11 città che potrebbero ospitare il calcio e a Cagliari, con la vela. Ci possono essere benefici in termini occupazionali, turistici e di legacy. I Giochi, infatti, offrono 177mila posti di lavoro in più e garantiscono la crescita del Pil regionale del 2,4%. Non fermiamoci alla paura o al pessimismo: i nostri giovani non devono pagare per gli errori del passato».
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