Malara: devo saldare il debito con Pescara

«Qui ho vinto e sono diventato allenatore, lavoriamo per il rilancio»
PESCARA. Una vita in vasca, da centroboa, e in panchina spesa per la pallanuoto. Paolo Malara a 58 anni ha deciso di ripartire da Pescara, in A2. «Avevo un debito di riconoscenza verso questa città dove sono stato sette anni», racconta il tecnico genovese, «e quando mi hanno chiamato Manuel Estiarte e Amedeo Pomilio non ho avuto esitazioni». In riva all’Adriatico è tornato per riannodare i fili della tradizione. A lui la presidente Marinelli e il vice Di Properzio hanno affidato il progetto di rilancio. Che deve passare anche per lo sviluppo del settore giovanile. A Pescara Paolo Malara ha giocato e allenato: «Devo tutto a Gabriele Pomilio, è stato lui a inventarsi Malara allenatore». In panchina è stato a Pescara, con la federazione, alla guida dell’Italia, a Nizza (otto scudetti in nove anni), a Malta, Chiavari, in Iran, in Cina e a Marsiglia.
Malara, come ha ritrovato Pescara a distanza di anni?
«Bene, secondo me migliorata. Mi piace la parte del lungomare. Una città in cui si sta bene».
È al timone di un progetto ambizioso di rilancio della pallanuoto pescarese.
«Le premesse sono buone, c’è da lavorare sodo. La cosa non mi spaventa anche perché parto da una buona base lasciata dal mio predecessore, Francesco Mammarella».
Con lei sono arrivati Volarevic, Agostini, Enrico Calcaterra e Molina.
«Intanto siamo partiti dal gruppo della passata stagione, appassionato di questa disciplina sportiva e rispettoso della dirigenza. Stiamo lavorando per far lievitare il potenziale tecnico e fisico».
L’obiettivo di questa stagione?
«In primis la salvezza. Dobbiamo raggiungerla il più presto possibile, poi si potrà sognare».
Sognare che cosa?
«In prospettiva qui c’è tutto per poter rinverdire i fasti del passato. La società e la struttura, oltre che una certa tradizione. Però, c’è bisogno di tempo».
Il problema era e resta la piscina.
«Non è cambiato niente. Sono passati oltre 30 anni e il problema è sempre le Naiadi. Ricordo che il compianto Gabriele Pomilio faceva i salti mortali per farci allenare. Lui era geniale, lui si è inventato la pallanuoto a Pescara. E’ stato un dirigente di levatura internazionale».
Allenatore della prima squadra ma vede anche il lavoro del settore giovanile.
«Ci mancherebbe! Ho visto qualche ragazzo interessante, magari ci sarà anche la possibilità di gettarne qualcuno nella mischia in A2».
In squadra ha anche Enrico Calcaterra, figlio di Roberto e nipote di Amedeo Pomilio, oltre che del compianto Gabriele.
«Il ragazzo ha stoffa, deve lavorare tanto, ma ha prospettiva. Ma devo dire che ce ne sono diversi di valore in squadra».
Il campionato prenderà il via a novembre.
«Sarà duro e avvincente. Occhio alle squadre laziali».
Oggi l’emblema della pallanuoto pescarese è Francesco Di Fulvio, pilastro del Recco e della Nazionale.
«Non voglio esagerare, ma è il miglior talento in Italia e tra i primi all’estero. È fortissimo».
Malta, Francia, Iran e Cina: dove si è trovato meglio all’estero?
«Basta rispettare le regole e stai bene ovunque. Per esempio, Teheran è un posto bellissimo. C’è una cattiva informazione sull’Iran. Certo, se vai lì per fare il furbo hai vita breve. E poi la Cina, la Muraglia che è incantevole».
Lei è genovese, come ha vissuto la tragedia del Ponte Morandi?
«Ero all’estero quel 14 agosto. È stato un disastro, perché sono morte 43 persone e perché a distanza di quasi due mesi siamo ancora alle chiacchiere con una città tagliata in due e che rischia di morire».
È sempre tifoso della Sampdoria?
«Doriano fino al midollo osseo, una passione che resiste nel tempo. Ho grande ammirazione per Marco Giampaolo, abruzzese di Giulianova, che sta svolgendo un lavoro eccezionale. È un grande».
La pallanuoto italiana?
«Campagna e la federazione sono riusciti a mantenere ad alti livelli il nostro movimento. Ci sarebbe bisogno di una spinta maggiore da parte dei club per far decollare anche il campionato, speriamo bene...».
Lontano dalla vasca che cosa fa?
«Mi resta poco tempo a disposizione, ma in queste settimane sono andato a vedere l’Amatori Basket e il Pescara calcio. Sabato (domani, ndr) sarò allo stadio contro il Benevento. Mi piace vedere lo sport in tutte le sue sfaccettature e mi auguro che venga ripristinata quella sinergia tra le varie società cittadine che era una caratteristica di Pescara negli anni Ottanta e Novanta».
All’epoca il sabato era pallanuoto.
«Spero che il sabato torni ad essere pallanuoto. C’è tutto per ritornare ai massimi livelli, ci aspetta un duro lavoro, ma possiamo vincere questa sfida. Mi auguro solo che vengano eliminati vecchi rancori. La guerra tra poveri non serve a nessuno».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

