Mamma Grimalska insegue il pass per Roma e prega per i cari a Kiev

26 Gennaio 2023

La pescarese di origini ucraine a 32 anni vuole gli Internazionali Dal Lemon Bowl ai Grandi Slam passando per una gravidanza

PESCARA. Madre, moglie (di Stefano Frattarelli, informatore farmaceutico) e tennista. In poche parole Anastasia Grimalska, 32 anni, nativa di Kiev il 12 luglio 1990 quando era ancora sotto l’Unione Sovietica, ma abruzzese a tutti gli effetti. Da quando, a un anno e mezzo, i genitori si trasferirono in Italia per motivi di lavoro. Prima a Teramo e poi a Pescara dove il papà (Sergiy, ex numero 11 dell’Unione Sovietica), ha lavorato come istruttore di tennis. E’ stato lui – ora allena la sorella minore Victoria a Francavilla - a metterle in mano la racchetta a poco meno di cinque anni. Lei ci ha messo talento e grinta fino ad arrivare al 213° posto nel ranking mondiale. Un talento dalle grandi aspettative, solo in parte mantenute. Ha partecipato ai tornei under 18 dei quattro grandi Slam, Us Open, Wimbledon, Roland Garros e Australian Open, oltre che misurarsi con campionesse del calibro di Pennetta, Sabalenka e Halep, tanto per fare qualche nome. In più ci sono il Lemon Bowl vinto nel 2005 nella categoria under 16 e le qualificazioni agli Australian Open del 2019. Non ha rimpianti, ma un sogno nel cassetto: l’accesso agli Internazionali d’Italia attraverso il torneo di Cagliari al via da oggi. Nel 2023 ha voltato pagina: niente più tornei internazionali, si concentrerà su quelli nazionali, anche perché ha iniziato l’università, a Chieti, seguendo i corsi della facoltà di Scienze e tecnica di Psicologia. E’ 790 al mondo, 2.1 in Italia. E sognare Roma per Anastasia Grimalska è significativo perché lo fa dopo aver messo al mondo il piccolo Edoardo un paio di anni fa.
Grimalska, ha ancora radici a Kiev?
«Certo, è rimasta mia nonna. Che, però, non vuole muoversi. Ci sarebbe la possibilità, ma non ne vuole sapere. Ci sentiamo spesso, a volte facciamo videochiamate. Ovviamente sono in ansia per lei per via della guerra. Sono stata da lei sette anni fa».
Che ricordi ha?
«Sono andata via troppo presto per avere ricordi nitidi. Però una volta l’anno tornavo a Kiev per salutare i nonni. Ora ne è rimasta una sola».
Prima lo sforzo di tornare in attività dopo la gravidanza e adesso?
«Dal 2023 farò solo tornei Open, non disputerò quelli internazionali che mi portano via più tempo. Lo faccio per dedicarmi alla famiglia. Ma non smetto, anzi non ci voglio nemmeno pensare. Benché abbia in bacheca il titolo di maestro di tennis e potrei iniziare anche domani. Me lo sono guadagnato durante il Covid, dopo che è venuto al mondo Edoardo».
Nel 2022 60 gare vinte e 6 perse, giusto?
«I numeri sono quelli e testimoniano il fatto che sono riuscita a tornare a certi livelli dopo aver messo al mondo Edoardo. E’ stato il periodo più duro della carriera. Ho faticato a riprendere il ritmo. E il gran lavoro è stato premiato da due tornei internazionali vinti proprio a Pescara, nel 2021 e nel 2022. Prima mi allenavo tutti i giorni, due volte al giorno. Adesso tre volte a settimana. Ho abbassato certi ritmi».
Diceva del dopo gravidanza…
«E’ stato stancante e impegnativo. Mi allenavo tra un allattamento e l’altro. Ma dopo quattro mesi ero già in campo…».
Il momento più bello della carriera?
“Tanti, specialmente a livello giovanile. Il successo più bello è stato quello del 2014 a Beinasco (torneo da 25mila dollari, ndr), nel Torinese, perché quello è il mio pubblico. Gioco con la squadra del posto nella serie A femminile (con la quale ha vinto anche uno scudetto, ndr) e quella vittoria davanti ai miei tifosi mi ha fatto emozionare più che altre volte. E poi nel 2013 la medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo in doppio insieme a Federica Di Sarra».
Il successo alle pre-qualificazioni degli Us Open del 2014 resta una chicca della sua carriera.
«Certo, ma le qualificazioni agli US Open del 2014 non sono state il mio primo approccio ad uno Slam, dal momento che avevo già giocato in tutti gli Slam da under 18, quindi conoscevo l’ambiente. Nel circuito maggiore c’è molta più competizione e in quell’occasione è venuta meno la forza mentale a causa della troppa ansia e tensione, che non mi hanno permesso di esprimere il mio gioco, ma è stata comunque una bella esperienza».
Ha cominciato a giocare a tennis molto presto, a cinque anni; ripensando ai sacrifici fatti ne è valsa la pena?
«Si, ne è valsa la pena. Ovviamente ci sono stati momenti difficili in cui ero delusa e ho pensato anche di abbandonare il tennis, ma, alla fine, la passione per questo sport ha prevalso».
Chi è più forte in Abruzzo, lei o Anne Shaefer?
«Non lo so, ma ci alleniamo insieme per essere competitive a certi livelli».
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