Mammarella e Di Cecco: nulla di cui vergognarci

20 Dicembre 2015

Battuti e insultati: i rossoneri non ci stanno e replicano alle offese del pubblico: «Siamo penultimi e abbiamo dei limiti, ma in campo diamo sempre l’anima»

LANCIANO. L’umore non è certo dei migliori nello spogliatoio rossonero dopo la quarta sconfitta consecutiva e il terzo derby casalingo perso con il Pescara nei tre giocati in serie B. Il capitano della Virtus Lanciano, Carlo Mammarella, una scossa prova comunque a darla, e a cercare quella luce in fondo al tunnel che la squadra sembra essere destinata a non vedere: «Non sarò certo io a scavare la fossa prima che l’abbiano fatto gli altri», dice Mammarella in sala stampa nel dopo derby, «è difficile parlare in questo momento, ogni cosa lascia il tempo che trova; i sei punti che ci sono tra noi e la salvezza sono tanti, ma il campionato di serie B riserva sempre sorprese». Insomma, nonostante il clima tetro che regna intorno a questa Virtus non è arrivato il momento del funerale. La prestazione di fronte ai biancazzurri non è stata neanche un delle peggiori tra quelle offerte ultimamente dall’undici frentano: «Avevamo iniziato bene», sottolinea il capitano della Virtus, «l’impatto con la partita era stato quello giusto nei primi 10-15 minuti, anche se poi è inevitabile che se alla prima occasione subisci gol, subentra quello stato d’animo negativo come è già successo in altre occasioni. La posizione in classifica però non possiamo cambiarla con le parole», continua Mammarella, «dobbiamo fare i punti che questa squadra non sta facendo, perché con le buone prestazioni non si muove la classifica». In effetti qualche complimento ieri è arrivato, più che altro dagli avversari. In pubblico di casa, invece, stavolta non è stato tenero con la squadra, ma tra urla e improperi vari al terzino sinistro rossonero non è andata giù sentirsi gridare “vergogna”: «Da capitano è una parola che non merita nessuno di questi ragazzi», risponde Mammarella, «possono dirci che siamo scarsi, ma di certo non meritiamo questa parola. I tifosi sanno che da questa squadra hanno avuto sempre il massimo rispetto, anche quando ci sono stati momenti di sconforto», continua il capitano, «anche loro vedono come noi la classifica e maturano un giudizio negativo: io posso solo ringraziare chi ci sta vicino, ma non me la sento di condannare chi abbandona lo stadio».

La situazione è quantomeno preoccupante, ma la speranza è sempre l’ultima a morire, e in buona parte risiede nel mercato di riparazione: «Certe cose le aveva già dette l’allenatore in estate», taglia corto il calciatore, «adesso non so chi può arrivare a gennaio, c’è una rosa di trenta giocatori e non so quale mercato può avere intenzione di fare la società: ma è comunque qualcosa che non sta a me commentare, noi dobbiamo solo fare punti per arrivare alla fine del girone d’andata nel miglior modo possibile». Domenico Di Cecco, autore della rete che ha riaperto la partita, continua sulla falsa riga del capitano: «Nonostante tutto abbiamo avuto le nostre occasioni, e dopo il mio gol il Pescara non è uscito dalla propria metà campo», dice il centrocampista rossonero, «c’è poco da vergognarsi, la squadra dà l’anima e chi ci vuole bene lo capisce. Tuttavia è evidente che se siamo lì giù qualche problema c’è: il Pescara ha sfruttato al meglio le occasioni che ha avuto, noi ne abbiamo avuta qualcuna in più, ma non siamo riusciti a trarne il massimo», continua Di Cecco, «quando sei penultimo e vieni da tre sconfitte consecutive al primo segnale negativo cominci a fare pensieri strani, dobbiamo essere più bravi a reagire e oggi sullo 0-2 ci siamo riusciti… Certo, se sapessimo con certezza qual è la medicina l’avremmo già usata: non ci resta che fare di tutto per essere ancora più bravi nel cercarla».

Andrea Rapino

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