Mammarella: il cuore dice Pescara in serie A

4 Marzo 2016

L’ex Lanciano ora alla Pro Vercelli sfida la squadra della sua città

PESCARA. Il suo addio al Lanciano ha destato scalpore, ma ormai fa parte del passato e a distanza di un mese e mezzo l'ambientamento di Carlo Mammarella a Vercelli procede a gonfie vele. Il suo sinistro si è già messo in moto, fornendo tre assist in sette partite. E domani nel mirino c’è il Pescara, la squadra della sua città.

Mammarella, come si sta a Vercelli?

«Benissimo. L'accoglienza è stata splendida. In particolare le parole del presidente Massimo Secondo ("aveva offerte da società più grandi, invece ha scelto la Pro. È un uomo vero oltre che un giocatore", ndc) mi hanno riempito di orgoglio. Significa che quello che ho fatto in otto anni di militanza nel Lanciano è stato apprezzato anche fuori dai confini della nostra regione. Mi mancano mia moglie e le mie figlie, che sono rimaste in Abruzzo. Quest'estate mi raggiungeranno a Vercelli».

La Pro ha una storia gloriosa. Com'è il suo rapporto con la tifoseria?

«Ottimo. Ho preso casa in centro e vengo avvicinato dai tifosi. Soprattutto i più anziani, cresciuti col mito della Pro dei sette scudetti, anche se l'ultimo è datato 1922. Molti vorrebbero la A, ma per ora ci chiedono solo la salvezza».

Lei, pescarese, domani sfiderà di nuovo il Delfino.

«Affrontare il Pescara è sempre stimolante. Non è mai una gara come le altre per me. Sono cresciuto lì e in biancazzurro ho iniziato a muovere i primi passi da calciatore».

Tre punti in 5 gare. Cosa succede all'undici di Oddo?

«Ho visto le ultime partite. Meritava molto di più di quanto ha raccolto. Forse la voglia di rincorrere il Crotone ha provocato errori evitabili. Bisogna capire quando non è la giornata giusta e non rischiare. Anche col Trapani, i biancazzurri hanno comandato la partita, pur non creando tante occasioni come in precedenza».

A questo punto, addio promozione diretta?

«Il Crotone ha un vantaggio ragguardevole, però bisogna fare una distinzione. Il Pescara ha sciupato tante chance a causa di qualche ingenuità, invece il Crotone ha rallentato perché è in difficoltà. Il problema è che nel girone di andata le squadre giocano in modo più spensierate, mentre nella seconda parte iniziano i calcoli. Per me, non è detta l'ultima parola».

Domani chi vincerà?

«Sarà una bella partita. Proveremo a batterli, ma sarà dura perché, anche senza Lapadula e Campagnaro, sono molti forti. Nelle ultime gare abbiamo cambiato atteggiamento, ritrovando aggressività e cattiveria agonistica, che avevano contraddistinto la squadra in passato. Sono armi fondamentali per raggiungere l'obiettivo, le stesse che hanno permesso al Lanciano di arrivare in serie B. Nella Pro c'è un gruppo formato da tanti giovani. Qui cerco di portare la mia esperienza, ma anche l'allegria dentro lo spogliatoio: sapete che sono sempre il primo a scherzare».

A proposito. Che effetto fa sapere che una delle maggiori rivali per la salvezza è proprio la sua ex squadra?

«Mi auguro che il nostro destino non sia legato a quello del Lanciano: se restassimo in B entrambe sarebbe perfetto. Sarei contento a livello personale, per i tanti amici e per la città di Lanciano».

I rossoneri viaggiano spediti. Se l'aspettava?

«Sì, perché l'ambiente si è ricompattato dopo le vicissitudini societarie. Inoltre, dal calciomercato sono arrivati ragazzi molto promettenti, ma non dimentichiamo che adesso sono a Lanciano grazie a Roberto D'Aversa, che li chiamava tutti i giorni. Purtroppo nel girone di andata abbiamo buttato via molti punti per colpa della malasorte».

Siete andati via in tanti per dare ossigeno alle casse societarie. È ancora dispiaciuto?

«Vorrei chiarire un aspetto. A Lanciano non mi sono arricchito e non credo che la mia partenza abbia risanato i conti. In Italia nessuno avrebbe fatto quello che abbiamo fatto noi. E lo dico senza presunzione. A malincuore ammetto che ad un certo punto si sono rotti gli equilibri. Entro la fine dell'anno racconterò in un libro l'avventura che ho vissuto al Lanciano, spiegando chiaramente cosa è stata la Virtus in questi anni. Il ricavato andrà in beneficenza al progetto Noemi».

Giovanni Tontodonati

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