Mammarella: io, D’Aversa Allegri, Longo e Di Francesco

PESCARA. E’ stato in bilico fino alla fine del mercato Carlo Mammarella. Il 36enne terzino originario di San Giovanni Teatino, alla fine, però, è rimasto a Vercelli, sospeso tra il presente in serie...
PESCARA. E’ stato in bilico fino alla fine del mercato Carlo Mammarella. Il 36enne terzino originario di San Giovanni Teatino, alla fine, però, è rimasto a Vercelli, sospeso tra il presente in serie C e un possibile futuro in B grazie al ripescaggio. L’ex capitano della Virtus Lanciano tra passato e futuro con la stessa voglia di giocare con un contratto fino al 2020 da onorare.
Mammarella, era in partenza?
«Non è un mistero che avrei gradito riavvicinarmi a casa. Ed è vero che c’è stato un contatto con il Foggia di mister Grassadonia con cui ho lavorato nella passata stagione a Vercelli. Non è andato a buon fine, ma sono contento lo stesso».
Un’estate particolare per lei.
«Con l’amaro in bocca della retrocessione, immeritata. Però, abbiamo lottato fino alla fine, ci è mancato qualcosa, ma abbiamo dato tutto. Ho fatto 41 partite, sto bene fisicamente. E sono in una società tra le migliori in Italia che mi ha fatto sempre sentire importante».
C’è stato qualcosa anche con il Pescara?
«Qualcosa, ma niente di che».
Ora aspetta il ripescaggio?
«Ad oggi, secondo me, abbiamo più possibilità di due settimane fa di essere ripescati in B. Domani (oggi, ndr) è in programma l’incontro con i capitani e penso che si vada verso lo sciopero. Quello che è stato fatto è inconcepibile, qualcosa va aggiustato. Agli incontri di Coverciano ci dettano delle regole, ma se poi le stesse non vengono rispettate dalla federazione la cosa è grave. La B a 19 squadre credo abbia una ragione prettamente economica, alcune società si sono fatte ingolosire da qualche soldo in più, perdendo di vista il rispetto delle regole. E’ grave che il calcio italiano non abbia un punto di riferimento, ogni mattina si sveglia qualcuno e decide cosa fare. Io sono a fine carriera, ma mi dispiace per i ragazzi che da un momento all’altro si ritroveranno fuori dal calcio. In prospettiva va fatto un discorso più profondo, ma nel rispetto delle regole».
Com’è la serie B?
«L’ultima stagione, secondo me, è stata tra le più belle per come si è sviluppato il finale. Spettacolo fino al termine, nessuna gara scontata. Tutte hanno lottato fino all’ultimo minuto. E’ stata una bella cartolina per il nostro campionato, in campo. Fuori invece...».
Il mercato in C è aperto.
«No, io resto qui, serie C per serie C scelgo tutta la vita Vercelli. Il mio desiderio era dettato dall’esigenza familiare di riavvicinarmi a casa».
Quando appenderà le scarpe al chiodo, che cosa farà?
«Sto portando avanti un progetto innovativo nel calcio, a breve termine sarà sul mercato. Il mio amico Alfonso se ne sta occupando in prima persona ora, riguarda il materiale per il calcio. In prospettiva vorrei affiancarlo in questo lavoro. Poi, mi piacerebbe avviare una scuola calcio con i ragazzi. Ma il mestiere di allenatore no, non mi interessa».
A proposito, lei è stato allenato da quattro tecnici che oggi si trovano in serie A: Longo, Allegri, Di Francesco e D’Aversa. Quali sono i suoi ricordi cominciando da Longo?
«L’ho avuto qui a Vercelli ed è stata un’annata chiusa con una salvezza stupenda. Ha le qualità di una persona che viene dalla gavetta e ha voglia di emergere. Ha nel suo bagaglio i concetti giusti che lo hanno portato al grande palcoscenico».
Allegri?
«Siamo stati insieme a Grosseto, sei mesi in serie C1. Lo vedevo già come un allenatore proiettato ad alti livelli. Faceva svolgere allenamenti già allora innovativi. E’ stato bravo negli anni a variare sistemi e modi di gioco, intelligente ad adattare il sistema ai giocatori e non viceversa».
Di Francesco?
«A Lanciano ha pagato lo scotto dell’inesperienza. In quel momento non aveva dalla sua una società esperta in grado di sorreggerlo. Poi, è stato bravo a ricostruirsi una carriera partendo da zero. Nei momenti di difficoltà lui riesce a tenere tutti compatti, non si fa influenzare da quanto accade all’esterno. L’anno scorso è stato bravo a Roma a tenere duro nei momenti difficili e poi ha raccolto i frutti. Se la semifinale di ritorno di Champions contro il Liverpool fosse durata qualche minuto in più sarebbe andato in finale».
Daversa?
«Lo sento più vicino, sono cresciuto molto con lui. E’ stato prima compagno di squadra, poi dirigente e infine allenatore. Mi ha fatto maturare come uomo e come calciatore. Lo ringrazierò sempre. In panchina è un predestinato. Ha una marcia in più sul piano del carisma, lo aveva già da calciatore fugurarsi ora che è in panchina. Sta raccogliendo oggi i frutti di un lavoro radicato negli anni, lui era già allenatore in campo».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

