Mancini, festa a Pescara: «Il futuro è con Verratti»

Il ct azzurro e il presidente federale Gravina alla cerimonia per D’Annunzio
PESCARA. Le emozioni della notte magica di Amsterdam si avvertono anche nelle vie del centro di Pescara. Quando alle 19,25 Roberto Mancini arriva in piazza Salotto, tutti corrono verso di lui per stringergli la mano, scattare un selfie e sussurrargli un «grazie» per l’impresa di lunedì sera contro l’Olanda in Nations League. La visita del ct della Nazionale a Pescara, ospite ieri sera di un evento su Gabriele D’Annunzio, inventore dello scudetto tricolore, diventa una passerella per celebrare la bella vittoria contro gli olandesi, nella patria del calcio totale. «Abbiamo fatto una grandissima partita», dice Mancini, ma il discorso scivola subito sulle condizioni di Zaniolo. «Purtroppo, il suo infortunio ha macchiato una bella serata, ma Nicolò è un ragazzo giovane e recupererà bene e in fretta. Lo aspettiamo e sarà pronto per gli Europei». A guidare l’Italia ad Euro 2021 ci sarà il pescarese Marco Verratti insieme a Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, altri due giocatori che a Pescara hanno lasciato il segno. «Si tratta di tre grandi giocatori», risponde Mancini, «a Pescara hanno fatto benissimo e sono entrati nel cuore dei tifosi perché hanno contribuito alla promozione in serie A. Verratti è un giocatore fondamentale, ci è dispiaciuto non averlo con noi (è infortunato), speriamo di averlo nelle convocazioni di ottobre». Prima di salutare l’amico e collega Roberto D’Aversa, il tecnico pescarese che ha appena lasciato il Parma, Mancini concede una battuta anche sugli stadi senza pubblico. «È brutto, molto brutto giocare senza tifosi», il commento del ct della Nazionale su un argomento che viene ripreso poi a più ampio raggio da Gabriele Gravina, presidente della Figc, anche lui presente ieri sera a Pescara per l’evento su D’Annunzio. «La riapertura parziale degli stadi? Ci pensiamo e ci stiamo lavorando», risponde Gravina, che in Abruzzo è di casa, vivendo a Sulmona e passando alla storia per essere stato il protagonista del miracolo del Castel di Sangro che andò in serie B nel 1996, «ma non dipende da noi. C’è un Comitato tecnico scientifico, ci sono delle responsabilità in capo al Governo, quindi noi ci rimettiamo alle loro decisioni. Continueremo a lavorare, a presentare protocolli e progetti e a dare garanzie di integrità legata alla tutela della salute».
Negli occhi di Gravina si legge la soddisfazione e l’orgoglio per la vittoria di prestigio con l’Olanda. «Complimenti a Mancini che sta lavorando da diverso tempo su questo gruppo», spiega il presidente della Figc, «e sulla valorizzazione di tantissimi giovani. È la dimostrazione che quando si hanno idee chiare, la voglia di rischiare e di assumersi responsabilità, i risultati sono una logica conseguenza. Ricevere i complimenti in Olanda, che è la patria del calcio totale, è una testimonianza straordinaria per l’Italia». Gravina ha regalato la maglia della Nazionale al governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, al presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, al sindaco di Pescara Carlo Masci e alle altre istituzioni presenti, tra le quali anche Daniele Ortolano, presidente del comitato regionale della Figc. Prima di salire sul palco per ascoltare la narrazione storica di Matteo Marani, giornalista di Sky Sport, e di rispondere alle domande di Giammarco Menga, il giornalista aquilano di Mediaset, Gravina affronta altri due temi. Il primo: la proposta del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis di prevedere i play off scudetto in serie A. «Oggi abbiamo solo una certezza», risponde il numero uno del calcio italiano, «ed è che il campionato ripartirà il 19 settembre. Poi, faremo delle riflessioni nel caso in cui l’evoluzione della pandemia dovesse essere negativa. Ma oggi non mi sembra che ci siano queste condizioni». La seconda domanda è sulla “sua” Castel di Sangro, che è stata sede del ritiro del Napoli per due settimane. «E lo sarà per altri 5 anni», dice Gravina, «l’aspetto straordinario è che il calcio ha una grande dimensione di veicolo del territorio». Poi, Gravina e Mancini salgono sul palco. Altri applausi. Perché la notte magica di Amsterdam è ancora viva nel cuore degli italiani.
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