Mancini vola in Arabia per 100 milioni in 4 anni

L’ex ct azzurro saluta l’Italia: «Io trattato come il mostro di Firenze»
RYAD (ARABIA SAUDITA). «Ho fatto la storia in Europa, adesso è il momento di farla qui»: inizia con queste parole, diffuse sui suoi canali social, l’avventura araba di Roberto Mancini. Ma è un’altra frase dell’ex ct che fa discutere: «Mi hanno trattato come il mostro di Firenze», dice il “Mancio” all’Italpress in riferimento alle critiche ricevute per l’addio improvviso agli azzurri. L’ex commissario tecnico della nazionale italiana oggi viene ufficialmente presentato a Ryad come nuovo allenatore dell’Arabia Saudita . L’appuntamento è per le 17 locali, le 16 ora italiana, in un hotel della capitale, con a fianco il presidente della Federazione Yasser Al Misehal.
Il contratto. Per Mancini c’è un contratto fino al 2027 con una cifra che si aggira intorno ai 25 milioni netti all’anno, ai quali possono aggiungersi eventuali premi. Se avesse onorato l’impegno con l’Italia, di milioni fino al 2026 se ne sarebbe messi in tasca nove: in fatto di numeri è un bel salto. E così da oggi Mancini dovrebbe essere il ct di una nazionale più pagato al mondo.
Gli obiettivi. Si lega all’ambiziosa Arabia Saudita fino a quando, nel 2027, a gennaio qui viene organizzata per la prima volta la Coppa d’Asia. Una competizione che i sauditi hanno vinto nel 1984, 1988 e 1996, e nella quale tre volte si sono piazzati secondi (nel palmarès hanno anche tre Coppe delle Nazioni del Golfo nel 1994, 2002 e 2003). Viene da sé che l’obiettivo minimo di Mancini è vincere questo trofeo da padrone di casa: da gennaio in Qatar cominciano le qualificazioni. E poi ci sono i Mondiali, ai quali l’Arabia Saudita ha partecipato sei volte, con gli ottavi di finale a Usa 94 che sono il miglior risultato: a novembre partono le qualificazioni in un gruppo con Giordania, Tagikistan e la vincente dello spareggio tra Cambogia e Pakistan. Il tutto per contribuire a diventare una Federazione prestigiosa come lo sta diventando il campionato nazionale, che si è preso campioni come Cristiano Ronaldo e Neymar. Una Federazione che possa ambire a pieno titolo a ospitare un’edizione della Coppa del Mondo, possibilmente già nel 2030: non una qualsiasi, ma quella del centenario della prima Coppa Rimet in Uruguay.
Il debutto. Tra una decina di giorni al St. James Park di Newcastle, in Inghilterra, si comincerà a vedere di che pasta è fatta, o può essere fatta, l’Arabia di Mancini. Venerdì 8 settembre i “Falchi verdi” (o “Figli del deserto”, come viene soprannominata la nazionale saudita, ndr), affrontano la Costa Rica e martedì 12 se la vedono con la Corea del Sud. Le due amichevoli vengono ospitate nello stadio di un club di proprietà saudita che, appena un anno fa, aveva provato a tentare Mancini con una cifra intorno ai 15 milioni all’anno.
Lo staff. L’ex ct azzurro è pronto a portare con sé un buon elenco di fedelissimi, da Alberico Evani, già suo vice in azzurro e compagno di squadra nella Samp al pari di Fausto Salsano e Attilio Lombardo. Si sono fatti i nomi di Massimo Battara, con Mancini al Manchester City, come allenare i portieri; del preparatore atletico Andrea Scanavino, con Mancini all’Inter; di Mauro Sandreani e Giulio Nuciari, nello staff azzurro come osservatori.
L’Italia guarda avanti. La nazionale azzurra intanto il suo nuovo corso l’ha avviato, proprio a partire dallo staff. Luciano Spalletti, tecnico del Napoli scudettato e successore di Mancini, i suoi fedelissimi se li sta portando dietro. La nuova Italia farà capolino a breve: ai primi di settembre, tra il primo e il 2, Spalletti convocherà i giocatori chiamati a vestire la maglia della nazionale il 9 e 12 del mese, per le qualificazioni agli Europei contro Macedonia del Nord e Ucraina. Grossomodo gli stessi giorni in cui Mancini presenta la sua prima Arabia. E ognuno penserà al suo, come del resto sta facendo in questi giorni il presidente della Figc Gabriele Gravina. Da lui finora nessun commento sull’avventura araba del “Mancio”. Le ultime parole pubbliche sul tecnico sono state quelle di qualche giorno fa: un no comment a qualche frase dell’ex ct mal digerita. Del resto ora ognuno deve pensare a fare la sua di storia: l’Italia raccogliendo i cocci di una storia recente che conta, ahimè, due esclusioni dai Mondiali; Mancini quella di chi ce l’ha tutta da scrivere.
Angelo Caradonna

