Maniero-gol, ma il rinnovo non c’è

Bomber in scadenza, il Pescara aspetta. Il Lanciano va, ma una parte dei tifosi mugugna
di ROCCO COLETTI
Il 2014 è stato l’anno della Juventus, sempre in testa alla classifica della serie A. Sia con Conte che con Allegri. 95 punti conquistati, un cammino-record. Da applausi. E’ stato l’anno della delusione Mondiale con l’Italia eliminata al primo turno in Brasile. E dell’elezione di Tavecchio al vertice della Figc. Ad agosto sono stati annunciati grandi cambiamenti nel calcio italiano. Parole, chiacchiere al vento. Almeno finora. Il nuovo ct Conte sta chiedendo più spazio per la sua Nazionale. Ma non trova risposte concrete. L’unica che dovrebbe arrivare non è nemmeno argomento di discussione: la riforma dei campionati. La serie A a 20 squadre e la B a 22 sono un insulto alla logica di questi tempi. Troppe società professionistiche. A e B dovrebbero seguire l’esempio della Lega Pro con una cura dimagrante. Tanto più che ci sono club in affanno economicamente. Il caso Parma è sotto gli occhi di tutti: come si fa a iscrivere una società con oltre 40 milioni di debito che non riesce a pagare gli stipendi? Una serie A 18 o 16 squadre e una B a 20 o a 18 darebbero respiro a tutto il movimento. Alleggerirebbero il calendario e aiuterebbero la Nazionale a trovare spazi per stage e per disputare altre amichevoli. L’organizzazione del calcio italiano è figlia di altri tempi e di altre logiche. Va rivista. A costo di sacrifici e di scelte impopolari. Ma Tavecchio ne sarà capace?
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