Manuel e la pallanuoto: il futuro è legato alle Naiadi

E’ uno di quelli del Triplete del 1987 entrati in società: «Il project financing è un’opportunità per la città di Pescara»
PESCARA. Un occhio al calcio, l’altro alla pallanuoto. Non al passato, quello che lo ha eletto il “Maradona della pallanuoto”, ma al futuro, visto che è direttamente coinvolto nel Pescara (serie A2). Non solo perché la cognata, Cristiana Marinelli, è il presidente quanto per l’impegno assunto insieme alle vecchie glorie del Triplete del 1987 che sono entrate in società. L’obiettivo è quello di rilanciare il movimento, non solo con la prima squadra, ma con un progetto di riqualificazione delle Naiadi già all’esame della Regione proprietaria dell’impianto. «L’ha già detto Nello Rapini», racconta Manuel Estiarte, «e io confermo. Ci siamo rimessi insieme nel nome di Gabriele Pomilio (il compianto dirigente scomparso nel maggio del 2017, ndr) e dell’amore per la città di Pescara. Poi, c’è Cristiana…».
A proposito, un giudizio?
«Non me l’aspettavo che tirasse fuori questa passione. Complimenti. Ora nelle tavolate in famiglia non si parla solo di calcio…».
E lei?
«Io sono cittadino del mondo, ma anche di Pescara. E in questa città si è sempre parlato di potenzialità inespresse. Una di queste è Le Naiadi. Oggi siamo nel 2018, ma la struttura è datata fine anni Cinquanta. C’è un project financing che prevede la riqualificazione dell’area. Potrebbe venir fuori un qualcosa di bello non solo per la pallanuoto, ma proprio per lo sport».
C’è già un gestore, anche se la convenzione con la Regione scadrà entro fine anno.
«La società non entra in campo per disprezzare quello che fanno gli altri, ma per proporre qualcosa di meglio. Non è bello dividersi o litigare. Ma lavorare per un grosso obiettivo».
E voi del Triplete che cosa farete in particolare?
«Daremo un contributo in termini economici, di idee e di entusiasmo per dare una mano a Cristiano Marinelli e Stefano Di Properzio che hanno sulle spalle il peso della gestione. Così non è pensabile che i due possano andare avanti all’infinito, senza la prospettiva di vedersi alleviare l’onere economico. Ecco perché il project financing è un passaggio centrale nel progetto».
Avete preso Paolo Malara come allenatore, uno del Triplete.
«E’ stato un mio compagno e un mio allenatore. Ha guidato la Nazionale, ha esperienza internazionale e, soprattutto, è un personaggio tenace ed è bravo a coinvolgere e a creare gruppo. Detto ciò, vanno fatti i complimenti a Francesco Mammarella (l’ex tecnico, ndr) che finora ha svolto un bel lavoro».
Un project financing da dieci milioni di euro.
«Che andrebbe realizzato nel giro di due-tre anni, il tempo per cambiare volto alla struttura. Ovviamente, si procederebbe per step e senza mai chiudere l’attività in acqua. La Fina sta cercando una sede per un progetto di sviluppo della pallanuoto in ogni continente, chissà potremmo entrare in ballo anche noi».
Scusi perché la chiamano il “Maradona della pallanuoto”?
«Non lo so, di preciso. Forse, perché siamo arrivati in Italia, da Barcellona, nello stesso anno, il 1984; perché abbiamo vinto lo scudetto nello stesso anno, il 1987. E così via. Ma di preciso non ricordo chi ha avuto l’idea».
Quelli del Triplete: rivedersi 30 anni dopo per fare che cosa?
«C’è qualcosa di mistico in questo stare di nuovo insieme. Alcuni di noi si erano lasciati con qualche ruggine, ognuno ha preso una strada diversa. Sta di fatto che quando ci siamo riuniti tutti insieme quei 30 anni sembravano 30 giorni. C’è fiducia e, soprattutto, non sembra essere trascorso tanto tempo».
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