«Mare, bici e la Marsigliese la mia vita oltre il Pescara»
Il difensore: «Adoro la città, Pillon è un maestro e sogno la Nazionale»
PESCARA. Potrebbe essere la rivelazione della stagione e il Pescara punta molto su di lui. Andrew Gravillon, 20 anni, è la colonna della difesa biancazzurra e questo potrebbe essere l’anno della sua consacrazione. Il ragazzone della Guadalupa, in estate, è stato blindato da Bepi Pillon, il quale crede tanto nelle sue potenzialità. Il totem biancazzurro, cresciuto nell’Inter, si è raccontato al Centro.
Gravillon, nella passata stagione in poco tempo ha conquistato la fiducia di Pillon che ha voluto fortemente la sua conferma. Se l’aspettava?
«È bello avere la fiducia del mister. So che spesso ha parlato molto bene di me e lo ripagherò sul campo. Voglio crescere e affermarmi. Spero che questo sia l’anno della mia consacrazione».
Il Pescara dove potrà arrivare?
«L’anno scorso parlavamo di serie A e play off, ma, alla fine, abbiamo rischiato grosso. Quest’anno bisogna volare basso, puntare alla salvezza e poi vedremo cosa succederà. Dobbiamo essere umili e lavorare duramente. Solo così possiamo fare bene».
Quest’anno il gruppo sembra più affiatato, vero?
«Sì, è così. Siamo solidi e coesi rispetto alla passata stagione. Quest’anno, per esempio, in ritiro anche nei giorni liberi siamo stati tutti insieme. C’è uno spirito diverso, siamo come una famiglia»
In campionato siete partiti bene con un pareggio in trasferta e un successo in casa.
«Direi molto bene e, soprattutto a Cremona, si è visto lo spirito di questo Pescara. Siamo andati sotto, abbiamo sofferto e alla fine con la forza del gruppo siamo riusciti ad acciuffare il pareggio».
Chi sono le favorite per la promozione in A?
«Il Benevento è la squadra più forte e, poi, vedo molto bene il Crotone».
Con Pillon come si trova?
«Molto bene. Il mister è un maestro di tattica e mi sta facendo crescere molto. Ascolto i suoi consigli e quelli di Pesoli, che, dopo ogni seduta d’allenamento, si ferma un po’ di tempo con me per lavorare sulla tecnica».
L’allenatore con il quale si è trovato meglio?
«Roberto De Zerbi a Benevento».
L’attaccante più difficile da marcare?
«Perisic, senza dubbio. Quando ero alla Primavera dell’Inter ci giocavo contro in allenamento e mi faceva impazzire. Anche Antonucci, però, è molto forte e crea tanti problemi quando provo a marcarlo».
Quali compagni di squadra le hanno dato consigli utili per la sua crescita?
«Murillo, Medel e Palacio all’Inter mi hanno dato una grande mano. In campo, però, il mio maestro è stato Miranda. Mi ha dato tanti consigli, come sta facendo qui a Pescara Hugo Campagnaro. Da un giocatore come lui bisogna imparare tanto».
A Pescara come si trova?
«Benissimo. L’anno scorso vivevo a Montesilvano e ho avuto meno la possibilità di vivere la città. Ora abito in centro e adoro passeggiare sul lungomare con la bici. Insieme a tanti miei compagni di squadra facciamo delle lunghe passeggiate. Poi, io che sono nato in Guadalupa, adoro il mare e qui a Pescara, quando posso, trascorro molto tempo in spiaggia».
Ci racconti la Guadalupa.
«Un posto fantastico e appena posso ci torno. Lì ho ancora dei parenti, mentre il resto della mia famiglia vive in Francia, a pochi chilometri da Parigi. Della Guadalupa mi piacciono molto le spiagge e ci sono dei paesaggi unici».
Lei, tra l’altro, è di Pointe-à-Pitre, dove è nato Lilian Thuram.
«È il mio idolo. Sono cresciuto ispirandomi al suo modo di giocare. Thuram è stato il difensore francese più forte della storia e mi piacerebbe seguire le sue orme. Vorrei diventare anch’io come lui e un giorno cantare la Marsigliese indossando la maglia della Francia».
Il suo primo amore, però, non è stato per il calcio.
«È vero, perché giocavo a pallamano ed ero anche molto bravo. Poi, però, un mio allenatore che lavorava nel Garges, la mia prima società francese, mi disse che avevo la stoffa e che dovevo pensare solo al calcio. Così ho fatto e poi, nel 2013, gli osservatori dell’Inter, durante un torneo, mi hanno notato. La pallamano mi piaceva, ma ho fatto una scelta anche per il futuro. Nella pallamano avevo qualche chance, mentre il calcio poteva rappresentare il futuro»
Il suo arrivo in Italia come è stato?
«Sono arrivato a 15 anni all’Inter, nella squadra Allievi, e ho trovato Cauet (ex centrocampista nerazzurro) come allenatore. Ho fatto tutto il settore giovanile ad Appiano Gentile e poi ho vinto Coppa Italia e scudetto con la Primavera. L’Inter mi ha insegnato tanto e mi ha dato una mentalità ben precisa».
Lei è nato nel 1998, nell’anno in cui la Francia vinse il Mondiale in casa, battendo a Saint-Denis il Brasile. A luglio, dopo 20 anni, i blues sono saliti di nuovo sul tetto del mondo.
«È stato bellissimo. Nel giorno della finale eravamo in ritiro, all’Ekk hotel. Ho fatto il tifo davanti alla tv e alla fine mi sono messo ad urlare lungo il corridoio dell’hotel. Però, c’era anche qualcuno che gufava, come Antonio Balzano (ride, ndr)».
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