Margiotta: Lapa pensaci, esperienza irripetibile

L’ex biancazzurro ha vissuto una vicenda simile col Venezuela: «Ma io soffrivo i viaggi in aereo»
PESCARA. La possibile convocazione di Gianluca Lapadula nel Perù sta destando molta curiosità, ma per i biancazzurri non è un fatto inedito. In passato, infatti, un famoso ex centravanti del Pescara venne chiamato dal Venezuela. Si tratta di Massimo Margiotta, originario di Raiano, nato a Maracaibo, che nel 2004 accettò la proposta dopo aver vestito le maglie delle nazionali giovanili italiane fino all’Under 21. Margiotta terminò la sua carriera da calciatore nel 2011 con oltre 400 gare da professionista segnando 113 gol. Ora è il responsabile del settore giovanile del Vicenza.
Margiotta, la vicenda-Lapadula le ricorda qualcosa?
«Sì, so cosa si prova in queste situazioni. In verità la mia storia è stata un po' diversa. Ho avuto la fortuna di rappresentare l’Italia nelle selezioni giovanili fino all’under 21 e di disputare un’Olimpiade. Dopo qualche anno si è presentata un’occasione con il Venezuela, però la mia carriera aveva preso già una direzione ben precisa. Inoltre, a differenza di Lapadula, sono nato e cresciuto in Sudamerica tornando in Italia all’età di 8 anni. A Maracaibo c’erano familiari, parenti e amici e per me il Venezuela è stata sempre una seconda patria. Dire sì è stato facile».
Che cosa consiglia a Lapadula?
«Nessuno può indicargli la soluzione migliore. Il percorso di Lapadula mi fa venire in mente quello di Insigne. Ha già dimostrato in Lega Pro e in serie B di essere un attaccante fantastico. Magari l'anno prossimo si confermerà nella massima serie. E se ciò dovesse accadere potrebbero aprirsi scenari diversi. Tocca a lui capire quello che potrà prospettargli il futuro calcistico, mentre io accettai perché già da qualche anno non avevo più chance di proseguire l'esperienza con l'Italia nonostante giocassi in A. In Venezuela avevo avuto contatti dai tempi dell'Under 21, ma non come accaduto a Lapadula che ha addirittura ricevuto la visita di Gareca a Pescara. A me qualche anno dopo telefonò Richard Paez che allora guidava “La Vinotinto”: accettai la proposta perché sentivo il legame con quella terra. Fu una responsabilità enorme rappresentare il Venezuela in grandi competizioni che con l'Italia non avrei mai potuto disputare. In fondo avevo già provato l’emozione di indossare la maglia azzurra».
Che cosa ricorda di quelle partite?
«Esperienze irripetibili. In particolare l’atmosfera straordinaria che regnava in ogni stadio. Parliamo di un mondo totalmente diverso dall’Italia. Porterò sempre nel cuore quei momenti. L’allegria dei sudamericani è incommensurabile. L'unico rimpianto è di non aver goduto appieno di quell’avventura».
Per quale motivo?
«Ho una paura tremenda di volare. E, credetemi, per uno che soffre l’aereo viaggiare otto o nove volte percorrendo distanze così lunghe diventa una violenza. Se Lapadula non ha questa fobìa gli consiglio di andare. Non capita a tutti di giocare al Maracanà di Rio o al Monumental di Buenos Aires e di affrontare i fuoriclasse di Brasile e Argentina. Per un calciatore quelle sono partite indimenticabili. Ripeto, dipende da lui. Deve sentirsi orgoglioso di rappresentare la nazione dove è nata la madre. Ad esempio Dybala è stato chiaro quando Conte provò a convincerlo e lo juventino disse che non se la sentiva di difendere i colori di un Paese diverso dall’Argentina».
Lapadula avrà qualche giorno per pensarci. Intanto venerdì ci sarà Pescara-Vicenza.
«Non poteva capitarci un avversario peggiore. Insieme al Cagliari, il Pescara ha la rosa migliore della B. Inoltre, al pari del Crotone, esprime il gioco migliore, ma nel calcio non si sa mai. Magari riusciremo a tirare fuori le nostre qualità tornando a casa con un risultato positivo».
Cosa è successo contro il Lanciano?
«In avvio potevamo sbloccare il risultato, ma poi siamo calati. Capita una giornata storta, però non è vero che abbiamo sottovalutato l’avversario. Va dato merito al Lanciano che ha disputato una grande partita. Lo splendido gol di Di Francesco ha fatto saltare gli equilibri. Comunque, la nostra classifica è bugiarda. Abbiamo avuto qualche infortunio pesante».
Giovanni Tontodonati
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