Marini: voglio andare in serie A con il Roseto

Basket A2, l’ala piccola è un “prodotto” del vivaio biancazzurro Il “Cobra”: orgoglioso di aver riportato il grande pubblico al palasport
ROSETO. Uno dei punti fermi di questa Mec Energy Roseto che sta primeggiando in A2 Est, è un ragazzo di soli 22 anni, rosetano purosangue, dallo sguardo pulito: Pierpaolo Marini, ala piccola di 193 centimetri, che gioca con la maglia della sua città vestendo la canotta numero 13, alla faccia della cabala.
«Non credo a queste cose», sorride Marini quando glielo si fa notare, «più che il numero contano i colori, e quelli biancazzurri non li cambierei con nessun'altra canottiera».
Dopo un week end di riposo, Roseto è tornato ad allenarsi in vista del prossimo impegno a Matera: «L'ultima settimana è servita a migliorare i nostri meccanismi, c'era da rinfrescare le idee su certe situazioni di gioco, dopo la sconfitta contro Treviglio. È stato un break utile per ricaricare le pile», sottolinea il “Cobra”, nomignolo che Marini si porta dietro fin dai tempi delle giovanili. In questa stagione tutta la squadra sta girando a mille, esprimendo un gioco veloce in transizione che fa la felicità dei tifosi del PalaMaggetti, grazie alla sua spettacolarità.
«Sono orgoglioso che con i miei compagni abbiamo riportato il grande pubblico al PalaMaggetti, è la prima volta che gioco in modo così veloce, ma devo dire che mi piace molto e penso proprio che si adatti bene alle mie caratteristiche; anche in difesa, dove giochiamo regolarmente a uomo, mi trovo bene, e in questo non posso che ringraziare il professor Faragalli, col quale lavoro da almeno 5 anni tutto l'anno, senza soste. Sono cresciuto molto, e ora la presenza fisica mi permette di difendere con grande intensità anche sugli americani», dice Marini soddisfatto.
Anche in attacco il “Cobra” gira a mille: pur giocando in campionati sempre più competitivi, balza agli occhi la sua ottima vena realizzativa: è passato dai 3,8 punti della stagione 2013 in A2 Silver, agli 8,3 sempre in Silver lo scorso anno; quest'anno invece, salito in A2 unica, è cresciuto ancora, 11,2 i punti segnati per gara, una grande costanza di rendimento partendo da sesto uomo.
«In realtà una partenza in quintetto l'ho fatta anch'io a Jesi» ridacchia divertito il giocatore, ripensando a quando, solo per un malinteso al tavolo degli arbitri, Marini partì in quintetto al posto di Weaver, infilando una bomba dopo un solo minuto, con l'americano che sorridendo si alzava dal cubo dei cambi dicendo al coach Trullo di lasciarlo giocare. «Kyle in quel frangente diede una grande dimostrazione di quanto tiene alla squadra, si vede che è un giocatore di altissima categoria, i suoi anni in Nba parlano per lui», dice convinta l’ala piccola, che poi racconta anche la sua evoluzione in attacco: «Tutto parte dalla fiducia che coach Trullo e il suo staff hanno in me: le mie buone prestazioni sono anche figlie del bel gioco della squadra, sul campo corriamo molto, facendo girare la palla alla ricerca dell'occasione migliore, uno stile che di certo mi aiuta anche a fare canestro con soluzioni meno forzate». Il suo nome da un paio di anni, circola sui taccuini degli allenatori anche di Serie A. «Il mio obiettivo è sì la Serie A, ma con la maglia del Roseto», sorride Marini, che poi guarda al futuro degli Sharks, quinti in classifica. «Mancano 6 turni, nei quali affronteremo le ultime 3 in classifica: gare facili solo sulla carta», conclude, «sono team affamati di punti da non sottovalutare, a partire da Matera, domenica prossima».
Marco Rapone
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