Martinelli deluso: «In attacco bisogna cambiare registro»

Il general manager: «Scelte sbagliate, un film già visto» La sensazione è che la società possa tornare sul mercato
ROSETO. Il filotto di tre sconfitte pone gli Sharks di fronte ad alcuni interrogativi, non tanto per i punti in classifica perché in fondo si sapeva che avrebbero lottato per la salvezza, quanto per come sono arrivati questi passi falsi, con l’ultimo ad Imola che ha fatto male imponendo qualche riflessione, come conferma il general manager Michele Martinelli: «Ero lì e ho vissuto la delusione per quel brutto finale. La mia analisi inizia dalla considerazione che meritavamo di più: secondo me si sono viste cose buone in difesa dove abbiamo messo in difficoltà gli avversari con la nostra aggressività, i raddoppi e gli aiuti. E’ chiaro, invece, che qualcosa non funziona in attacco, soprattutto dal punto di vista delle scelte». Proprio nel momento clou del match infatti, Roseto ha sbagliato tanto: «Non era la prima volta, e se succede spesso bisogna essere realisti e provare a incidere in modo diverso», ammette Martinelli che racconta: «Due scelte avventate ci hanno condannato quando avremmo dovuto giocare con più pazienza. Anzi, per assurdo, avrei preferito far scadere i 24 secondi piuttosto che vedere un tiro sbagliato da 10 metri». Col coach ne avete parlato: «Certo, è evidente che qualcosa non funziona, diciamo che abbiamo un’idea e proveremo a percorrerla». La sensazione è che il club possa andare sul mercato alla ricerca di una leadership: una mossa che avrebbe la sua logica, ma tutta da verificare in un mercato ad oggi fermo. Intanto però si avvicina la gara con Ravenna: «Non possiamo premetterci di sottovalutare nessuno, bisogna dare il massimo sempre», taglia corto Martinelli che chiede di più non solo ai senior, ma anche agli americani: «Vedo un po’ in difficoltà Sherrod, ma può darsi soffra ad adattarsi ad un gioco un po’ diverso rispetto a quello a cui era abituato, quando in altre squadre aveva meno responsabilità». Su Person il giudizio è abbastanza positivo: «Fa quel che ci aspettavamo», dice, ricordando a chi vorrebbe si prendesse più responsabilità in attacco che è ancora un rookie in Europa: «E’ il suo primo anno da professionista e deve crescere; diciamo che ha avuto la soddisfazione di diventare padre a distrarlo, speriamo gli dia la carica per fare meglio». Dal punto di vista ambientale, la curva che intona cori contro la Stella Azzurra prima di ogni palla a due rischia di creare qualche corto circuito: «La società e i giocatori più esperti possono considerarsi immuni, mentre sui più giovani ho il dubbio possano accusarne il peso. Che dire, tutti sappiamo che certe cose possono accadere e che la perfezione non è di questo mondo», prova a sorridere Martinelli che poi guarda al campionato: «Siamo nelle posizioni che ci competono ma con qualche recriminazione nello zainetto. Ma ciò non mi fa arrabbiare, anzi in qualche modo mi tranquillizza: i ragazzi diventeranno mano a mano più preparati e avranno sempre meno bisogno dei più esperti che stanno andando così così». Quindi niente Martinelli “old style” con l’acquisto ad effetto? «Il mio ruolo oggi è diverso, non avrei le autonomie necessarie e forse neanche le vorrei. Siamo una squadra giovane, incline ad alti e bassi. Ecco, da adesso mi aspetto solo gli alti», la battuta finale che lascia un dubbio: con l’occasione giusta, gli Sharks potrebbero andare sul mercato.
Marco Rapone
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