Martinello: Ciccone ha tutto per trionfare

L’ex professionista: «Giulio punta a fare bella figura nella sua terra Nibali e Yates sono i miei favoriti; lo sloveno Roglic subito dopo»
Dalla televisione alla radio, Silvio Martinello resta una voce autorevole e prestigiosa nel mondo del ciclismo. Che fa opinione. Ecco perché la Rai l’ha ripescato dopo l’esclusione dalla squadra ciclismo di Raisport. Gli appassionati delle due ruote non l’hanno presa bene, ed ecco che la Rai l’ha richiamato per commentare l’edizione numero 102 a Radio 1. Dopo 10 edizioni vissute da corridore, una da commentatore per Mediaset e 15 da opinionista-commentatore per Raisport, una nuova esperienza per il 56enne ex professionista che ha fatto incetta di medaglie su pista. E che allunga lo sguardo sulla tappa abruzzese.
Come sarà la Vasto-L’Aquila di domani?
«Penso che sia la tappa più impegnativa della prima settimana, anche se va rimarcato come il Giro si deciderà sulle montagne, alla fine. Penso sia una frazione mossa in cui gli uomini di classifica non avranno alcun interesse a spremere le rispettive squadre. Ecco, quindi, che potrebbe esserci spazio per qualche iniziativa personale. Magari una fuga. Ci vorrà un po’ di fantasia per accendere una tappa che si presta a qualche sorpresa».
Giulio Ciccone, tanto per fare un esempio, ne ha abbastanza di fantasia?
«Io so che il corridore teatino punta molto su questa tappa, d’altronde correrà sulle strade di casa e il percorso è adatto alle sue caratteristiche. Tra l’altro, in questi primi giorni si è disimpegnato bene, ha indossato la maglia azzurra e ha quindi legittime ambizioni per fare sua la Vasto-L’Aquila».
L’Abruzzo e il ciclismo, la prima immagine che le viene in mente?
«Le salite di Roccaraso e quelle aquilane. E’ una terra che ha contribuito negli anni a scrivere pagine di storia del ciclismo. Ci sono paesaggi molto belli e la terra d’Abruzzo ha regalato sempre emozioni. Penso alle imboscate tra corridori e più recentemente, l’anno scorso, all’azione di Yates a Campo Imperatore. Potente e ricca di fascino».
I suoi favoriti per il Giro?
«I nomi sono quelli che circolano, non mi invento niente. Ce ne sono cinque-sei. Chi più e chi meno, hanno le carte in regola. Personalmente, credo che Nibali e Yates abbiano qualcosa in più rispetto agli altri. Diciamo che appartengono a un’ipotetica prima fila in cui avevo messo anche Dumoulin prima dell’incidente di martedì che l’ha costretto al ritiro. Roglic lo metto dopo, perché ora non lo ritengo in possesso di quella esperienza necessaria per gestire una corsa a tappe lunga. Poi, magari mi sbaglierò. E tra dieci giorni avrà dimostrato di possedere quella maturità necessaria per arrivare fino in fondo».
Quando si comincerà a capire qualcosa?
«Aspetterei la Riccione-San Marino, la nona tappa. Lì si potrà tirare una linea in attesa delle montagne».
Più in generale quanto si dovrà attendere per rivedere il ciclismo italiano ad alti livelli?
«Le squadre sono lontane dai fasti di un tempo. E non vedo grosse prospettive all’orizzonte. Per quanto riguarda i singoli, bisogna attendere che Fabio Aru torni ai suoi livelli. Resiste Nibali ai vertici, sarà competitivo per qualche altra stagione, ma comunque i suoi anni (34, ndr) li ha. Speriamo in Gianni Moscon, anche se non ha avuto un buon inizio di stagione. C’è Giulio Ciccone da cui aspettiamo di capire quali sono i suoi margini di miglioramento. A 24 anni ci dovrebbero essere tutti gli ingredienti per dimostrare il proprio valore in una corsa a tappe. Ha tutto per diventare protagonista, ma è arrivata l’ora di passare dalle parole ai fatti. Ci sono anche Masnada e Cattaneo tra i giovani, vedremo che cosa riusciranno a dimostrare».
Da corridore professionista a commentatore, come è riuscito a cambiare pelle restando nel mondo delle due ruote?
«Chiaramente il cambiamento nasce dietro una proposta. Nel 2003, quando smisi di correre, me la fece il direttore di Raisport Paolo Francia. E’ andata bene, talmente bene che è proseguita per anni. Poi, all’inizio del 2019 è arrivato un altro direttore (Auro Bulbarelli, ndr) con idee diverse che persegue altre strade. Niente di particolare. Chiaramente, è un mestiere che mi piace e che spero di continuare a svolgere».
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