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Matteo Montagliani: «Ho visto la finale del Mondiale grazie a mio zio Victor»

17 Agosto 2026

Il 26enne di origini abruzzesi racconta il “suo” Campionato del mondo. Fa l’economista in Canada, di recente è tornato a Celano

CELANO. L’economista 26enne Matteo Montagliani ci scrive da Vancouver, in Canada: «Sono stato in Abruzzo alcune settimane fa a trovare alcuni parenti nella mia città, Celano. Una visita molto breve ma molto bella. È sempre bello tornare. Dopo Celano, sono stato a New York City per la finale del Mondiale di calcio. È stata un’esperienza indimenticabile. Molto meritata la vittoria della Spagna!». Ed ecco che le nostre antenne si sono drizzate. Non tanto per la vittoria della Spagna, ma per il fatto che un economista impiegato presso la National Bank canadese possa trovare un posto allo stadio in una finale dove il costo di un biglietto oscillava sui 10.000 euro. La risposta non tarda ad arrivare: «Ero allo stadio grazie a mio zio Vittorio, che è il vice presidente della Fifa (con i biglietti designati per i famigliari dei dirigenti della Fifa)».

Il “Vittorio” in questione è Victor Montagliani, il fratello (più anziano di 5 anni) del padre di Matteo, che di nome fa Mario. Il 61enne Vittorio non è solo vice presidente della Fifa, ma anche presidente della Concaf, la federazione calcistica del Nord, centro America e Caraibi. Dopo le varie polemiche che hanno colpito l’attuale presidente della Fifa, l’italo-svizzero Gianni Infantino – polemiche a proposito della pausa idratazione per permettere gli spot televisivi, lo spettacolo di metà tempo, il cartellino rosso ritirato al giocatore americano su invito del presidente Trump, il premio su misura dato allo stesso Trump per il suo “pacifismo”, la proposta di privatizzare il calcio mondiale, ed ultimamente una segreta buonuscita pagata ad una presunta amante – si mormora che al prossimo convegno della Fifa nel marzo del 2027 (se non addirittura questo novembre), Victor potrebbe sostituire il non più rispettato Infantino.

«È possibile», afferma Matteo, «in quanto ha molto supporto nel mondo del calcio internazionale, quindi vedremo cosa succederà», ma poi aggiunge: «Non posso commentare oltre». In precedenza, Matteo aveva spiegato che a Vancouver, la sua città natale (anche se ora abita in periferia, a Burnaby, per essere vicino al suo lavoro), ci sono circa «75.000 italo-canadesi e di questi si stima che fino a 10.000 siano di origini abruzzesi».

Nonostante ciò, Matteo non è in grado di dirci con esattezza la presenza abruzzese ai Mondiali: «Gli abruzzesi sicuramente c’erano alle partite del Mondiale, alcuni stavano con noi ma so che il Mondiale in generale era seguito molto dalla comunità abruzzese. Alcuni calciatori leggendari italiani sono venuti al Centro Italiano di Vancouver per un giorno a salutare tutti i tifosi, ed è stato un giorno speciale per tutti noi averli come ospiti nella nostra città. I Mondiali qui a Vancouver sono stati un’esperienza surreale. Le strade erano piene di gente tra tifosi e quelli che non seguono molto il calcio, ma volevano far parte di questa esperienza unica. Si poteva sentire l’energia che c’era nell’aria, con la gente per strada tutta la notte e tutti i giorni. Una cosa mai vista da parte mia a Vancouver».

Poi spiega che il suo lavoro di gestione patrimoniale, «è diventato più impegnativo poiché il mio ruolo è cresciuto e lo stock market quest’anno è stato molto volatile con tutto ciò che è successo tra gli Stati Uniti e l’Iran. Oggi è molto difficile fare previsioni, ma rimane importante per me tranquillizzare i miei clienti». Infine racconta il suo legame con l’Abruzzo: «I miei nonni, Luciano Montagliani e Filomena Finucci sono emigrati da Celano a Vancouver, che si trova nella parte ovest del Canada, nel 1960». Prima del recente viaggio a Celano, Matteo vi aveva fatto visita nel 2023.

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