Mazzotta: io, Zeman e quel no al Parma

24 Gennaio 2018

Il terzino spiega il rifiuto all’offerta di due anni e mezzo di contratto: «Il boemo decisivo per la mia scelta. A giugno vedrò cosa fare»

PESCARA. Nel mondo del calcio, dove il Dio denaro è il padrone indiscusso, rifiutare parecchi soldini e un contratto di due anni e mezzo capita molto raramente. A maggior ragione se il calciatore in questione rischia di ritrovarsi disoccupato tra qualche mese. Invece, tutto ciò è accaduto due settimane con Antonio Mazzotta che ha ricevuto la chiamata del Parma. Un’offerta allettante (contratto fino al 2020 a oltre 150.000 euro a stagione) da un club blasonato che punta alla A rispedita al mittente. Il terzino biancazzurro ha scelto di proseguire la sua carriera in riva all’Adriatico, nonostante la società non abbia alcuna intenzione di prolungare il legame che si interromperà il prossimo 30 giugno. «Se lo hanno cercato a gennaio, faranno altrettanto tra qualche mese», ha commentato Zdenek Zeman qualche giorno fa. Proprio la presenza del tecnico di Praga sulla panchina biancazzurra è stata determinante nella decisione del difensore palermitano che il 2 giugno compirà 29 anni. Mazzotta per il boemo è un punto fermo del Delfino, tant’è che finora lo ha schierato titolare 21 volte (su 22 partite).
Mazzotta, il Pescara è in serie positiva da 4 gare. Quali sono i motivi della svolta?
«Rispetto al passato siamo più concentrati in fase difensiva, però ci sono ancora alcuni aspetti da correggere. Certi cali, come quello del secondo tempo a Foggia, vanno evitati. Forse, inconsciamente, quando passiamo in vantaggio pensiamo a gestire il risultato, ma quello non è il modo giusto di interpretare le partite, almeno per una squadra come la nostra. In settimana lavoriamo per proporre sempre un calcio offensivo, poi, durante le gare, si verifica qualche pausa di troppo. Al contrario, dovremmo continuare a spingere perché siamo forti e abbiamo le potenzialità per mantenere un atteggiamento spregiudicato.
La vittoria di Foggia potrà cambiare la stagione?
«Andiamo avanti pensando a una gara alla volta. È indubbio che il successo allo Zaccheria sia stato preziosissimo. Volevamo partire con il piede giusto nel girone di ritorno e, pur soffrendo, ci siamo riusciti».
Zeman ha grande fiducia in lei. Com’è il suo rapporto col boemo?
«Buono. Mi dà sempre tanti consigli e io devo solo ascoltarlo perché è un grande allenatore».
Lei ha rifiutato un contratto fino al 2020 col Parma ed è rimasto a Pescara. Ha influito la presenza di Zeman?
«Sì. Ho il contratto in scadenza, però volevo restare qui. Col Parma era quasi fatta, poi ho parlato con Zeman e ho capito che proseguire il campionato qui sarebbe stata la cosa migliore per me. Non avevo voglia di lasciare una città dove la mia famiglia si trova benissimo e un gruppo di ragazzi speciale. Non è retorica, il nostro spogliatoio è molto unito. Ho riflettuto qualche giorno, non è stata una scelta facile, non lo nascondo. Ho pensato anch’io al contratto col Parma, però avevo anche voglia di riscattare le mie precedenti stagioni qui a Pescara, dove sono stato sempre sfortunato»
È vero che Zeman parla poco con voi?
«No, al contrario, è diventato loquace. Durante gli allenamenti spiega in continuazione i suoi concetti, ha una grande voglia di trasmetterli alla squadra».
Perché il Pescara è poco zemaniano?
«Dobbiamo scrollarci di dosso paure e negatività e giocare con la mente libera»
Firmerebbe per l’ottavo posto?
«No, possiamo fare di più. Sono convinto che potremo toglierci grandi soddisfazioni. Palermo, Frosinone ed Empoli sono favorite per la promozione, ma daremo filo da torcere a tutti».
Si aspetta un’apertura dal presidente Sebastiani per il rinnovo?
«Ora non ci penso. L’ultima volta in cui ci siamo visti, gli ho detto che non ero contento di andare via da Pescara. Se proseguiremo insieme sarò felice, altrimenti a giugno mi guarderò intorno e ascolterò eventuali altre offerte».
Cosa pensa della città?
«Mi piace tantissimo. Adoro il mare, qui c’è e mi basta».
Lei è palermitano, il mare della Sicilia è altra roba...
«Sì però a Pescara ci sono strutture migliori. Noi non abbiamo stabilimenti balneari bellissimi come i vostri».
Cosa farà a fine carriera?
«Non so. Vorrei giocare ancora per molti anni, c’è tempo per programmare il futuro. Uno stabilimento balneare? Magari, mi piacerebbe aprirne uno».
Lei è legato a due tecnici: Drago e Marino. Ce li descrive?
«Nei movimenti d’attacco Drago ricorda un po’ Zeman, però cura di più la fase difensiva. Marino è un allenatore preparato e una persona eccezionale. Purtroppo l’anno scorso abbiamo buttato via la promozione in A, Siamo arrivati ai play off mentalmente scarichi dopo aver dominato la regular season».
E su Eusebio Di Francesco cosa dice?
«Ottimi ricordi. L’ho avuto a Pescara e a Lecce. Ha una straordinaria capacità di gestione dello spogliatoio. Sembra assurdo, ma i giocatori che avevano meno spazio erano i primi ad ascoltarlo. È schietto, diretto, un uomo vero. Si fa voler bene da tutti».
Una moglie siciliana, Federica, e due figli, Ethan e Cristian. Quando smetterà tornerete a vivere a Palermo?
«Sì, è il nostro desiderio. Rispetto al passato, c’è qualche opportunità in più, ma bisogna fare ancora tanto per la nostra terra. Molti ragazzi per affermarsi in campo lavorativo sono costretti ad andarsene. Ed è un vero peccato».
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