Meluso: il Lecce in serie B? Un bel lavoro di squadra
C’è un pizzico di Abruzzo nel trionfo del Lecce nel girone C della serie C. C’è un teramano di adozione, Mauro Meluso (nella foto), 53 anni, nella cabina di regia di un club che fino a qualche anno...
C’è un pizzico di Abruzzo nel trionfo del Lecce nel girone C della serie C. C’è un teramano di adozione, Mauro Meluso (nella foto), 53 anni, nella cabina di regia di un club che fino a qualche anno fa era in serie A. E che ha impiegato sei stagioni per rialzarsi dopo la doppia retrocessione dalla serie A, una maturata sul campo e un’altra per via del calcio scommesse.
Meluso, come nasce questa promozione?
«Sono arrivato due anni fa, nel giugno del 2016. La proprietà era cambiata da pochi mesi e insieme abbiamo deciso di dare un taglio al passato. Abbiamo rivoluzionato un po’ tutto: dallo staff tecnico a quello dei giocatori. C’era Piero Braglia, in panchina, ed è arrivato Padalino; la rosa ha subito profondi cambiamenti. E’ stato fatto un lavoro radicale che però non ha dato i suoi frutti nell’immediato perché abbiamo trovato il Foggia sulla nostra strada che è salito direttamente in B. Il tempo ha ridato dignità a quel secondo posto, viste le ultime vicissitudini societarie del Foggia. L’anno scorso abbiamo conquistato 74 punti e non sono bastati, quest’anno con la stessa quota siamo stati promossi in B, nonostante la concorrenza di piazze importanti come Trapani, Catania, Catanzaro e Cosenza».
Vincere la serie C a Lecce è più faticoso che altrove?
«A Lecce diciamo che è un atto dovuto, ma nel calcio non si vince con il blasone, ma con idee, risorse e lavoro. Non vince una persona, ma un progetto in cui ci sono tante componenti che devono lavorare all’unisono, a partire dal presidente Saverio Sticchi Damiano. Ma non va dimenticata la componente tecnica che è stata determinante».
Il Lecce ha vinto con Liverani in panchina.
«Liverani è arrivato in corso d’opera, al posto di Rizzo, ed è stato importante. Ma un plauso va rivolto al pubblico, maturo e caloroso, che ci ha aiutato così come l’ambiente. Abbiamo remato tutti nella stessa direzione. Diciamo che è stato un lavoro di squadra».
Una squadra forte.
«Certo, una squadra forte caratterizzata da grandi uomini. Sono stati in testa alla classifica dalla sesta di campionato fino alla fine. Non era facile con le pressioni che ci sono in una piazza come Lecce».
In B con quali progetti?
«L’idea iniziale è quella di consolidarci. Il Lecce torna in B dopo tanti anni (dal 2010, ndr) perché in Lega Pro è retrocesso direttamente dalla serie A per via di motivi extracampo. Consolidarci significa mantenere la categoria, non cambiare tanto, ma qualcosa bisogna fare».
Com’è il girone C di serie C?
«E’ un inferno, perché le aspettative sono alte, almeno per certe piazze, il mercato è difficile e dispendioso per chi punta a vincere e i ricavi sono irrisori. C’è gente che spende tantissimo e non sempre arrivano i risultati sperati. C’è qualcosa che non va in questo sistema».
Che giudizio si è fatto del Pescara visto da Lecce?
«Ho avuto poco tempo per seguire le vicende del Pescara, di certo sono rimasto stupito dall’esonero di Zeman che è un mio amico».
E il Teramo?
«Sono legato, ovviamente, a quella che è la mia città da circa 30 anni. Diciamo che ha visto il baratro, per fortuna è andata bene. I play out con il Vicenza, secondo me, non erano facili da fare. Spero ci siano delle riflessioni profonde per disegnare un futuro migliore».
Qualche nome di giocatori della serie C che potremmo rivedere in grandi platee?
«Ad esempio, a Lecce un paio di ragazzi interessanti ci sono: il nazionale lituano Dubickas, un attaccante classe 1998 molto bravo; poi, Riccardi di proprietà del Verona; mi piace, inoltre, Di Grazia del Catania. E anche Carriero della Casertana ha grandi prospettive».
Scusi un pronostico per i play off di serie C.
«Penso a una tra il Cosenza e il Catania».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

