Memushaj sponsor di Ajeti «È un grande difensore»

27 Giugno 2016

Il centrocampista albanese: «Gli ho parlato della città e della promozione in A Il mio futuro si chiama Pescara. Sto benissimo qui, perché la città è fantastica»

PESCARA. Ha fatto festa nella sua Tirana, insieme al premier albanese Edi Rama, poi è rientrato a Pescara per un paio di giorni e da ieri è in vacanza in Sardegna. Una nazione in tripudio, un popolo in estasi. L'avventura all'Europeo dell'Albania è stata positiva, anche se per un soffio non è stata centrata la qualificazione agli ottavi. In Francia è stata scritta la storia del calcio albanese e tra gli eroi dell'Europeo c'è anche il capitano del Pescara Ledian Memushaj, uno dei migliori della squadra del ct De Biasi.

Memu ora si gode le vacanze, ma prima di partire ha raccontato al Centro la sua esperienza in Francia. Non solo Europeo, però, perché sul capitano ci sono anche diversi spifferi di mercato. Il Bologna vorrebbe prenderlo, il Pescara fa muro, ma anche dalla Bundesliga lo stanno seguendo attentamente. Per il Delfino è un punto fermo, certo, ma bisognerà blindarlo con un sostanzioso adeguamento di contratto per evitare brutte sorprese.

Memushaj, la sua Albania per poco non ha centrato la qualificazione agli ottavi. C'è un pizzico di delusione?

«Un po', ma per noi è stata la prima competizione importante. Per il calcio e per tutta la nazione è stata una cosa bellissima».

Siete stati anche etichettati come "squadra simpatia". «Noi ci tenevamo ad andare avanti, ma siamo usciti dall'Europeo a testa alta».

Che cosa avete sbagliato?

«Nella prima gara, per esempio, la Svizzera ci ha messo in difficoltà nei primi venti minuti. Bravi loro, certo, ma noi ci siamo fatti anche travolgere da un pizzico d'emozione. Poi con la Francia abbiamo fatto molto bene e secondo me siamo stati sfortunati e puniti oltremodo con il gol preso al 90'».

E alcuni hanno anche tirato in ballo "il biscotto" tra Ungheria e Portogallo. Un pari pesantissimo per la vostra mancata qualificazione, non crede?

«Al "biscotto" tra Ungheria e Portogallo non ci credo. Il rischio c'era, certo, ma non voglio pensare a certe cose. Forse il nostro piccolo svantaggio è stato solo di aver giocato prima delle altre squadre, che conoscevano già il nostro risultato. Noi non potevamo fare calcoli, mentre le altre squadre sì».

15 giugno, Marsiglia, che cosa le viene in mente?

«La partita con la Francia. Il debutto è stato bellissimo, emozionante e sarà un ricordo indelebile per me. Giocare in uno stadio stracolmo che tifava Francia, ma con oltre 30mila tifosi albanesi è stato stupendo».

Il ricordo più bello dell'Europeo?

«La cosa che porterò per sempre con me è il prepartita della sfida con la Romania, quando De Biasi ha mostrato nello spogliatoio un video dei tifosi albanesi che ci ringraziavano per quanto fatto all'Europeo».

Per voi è stata comunque una vittoria arrivare all'Europeo, non crede?

«Questa è stata la vittoria di una squadra di calcio è vero, ma credo che abbia vinto l'Albania intera».

E il calcio albanese sta sfornando tanti profili interessanti.

«Da noi ci sono buoni giocatori. Il nostro è un movimento in piena espansione e credo che anche il traguardo dell'Europeo testimoni questo».

Può farci qualche nome?

«Ci sono diversi elementi validi, che giocano già nei principali campionati europei. Io dico Ajeti, Sadiku e Berisha. Tre giocatori forti, molto forti».

Ecco parliamo di Arlind Ajeti. Il Pescara vorrebbe ingaggiarlo, lo sa? Ha parlato con il suo compagno di squadra?

«Arlind è un grande difensore e, quando ho saputo che il Pescara era sulle sue tracce, ho parlato con lui. Gli ho raccontato della promozione in A, della società, della città. A me piacerebbe averlo in squadra, ma sono aspetti che non mi riguardano direttamente».

Lei è uno dei centrocampisti monitorati da diversi club. Il Bologna, per esempio, ma non solo, ha fatto dei sondaggi. Cosa ci dice?

«Il mio futuro si chiama Pescara. Sto benissimo, la città è fantastica, come i tifosi. Io del mercato non parlo perché voglio rimanere in biancazzurro. Delle altre cose non so nulla».

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