Mercorelli studia anche da professore di storia
Il 23enne portiere del Chieti ha già vinto la serie D due anni fa con il Pineto: «Il calciatore dilettante guadagna ma non è ricco, meglio prepararsi al futuro»
CHIETI. La serie C con il Chieti e la laurea in beni culturali. Portiere neroverde oggi, professore di storia un domani. Simone Mercorelli fissa gli obiettivi. A 23 anni ha una maturità fuori dal comune. Non solo in campo dove è un leader, ma anche nella vita di tutti i giorni. «La carriera di un calciatore di serie D è corta e di certo non ci arricchiamo con il calcio», dice Mercorelli, «quindi ci dobbiamo costruire un futuro. Abbiamo tanto tempo libero e l’appello che faccio soprattutto ai più giovani è di sfruttarlo e non di sprecarlo dormendo o giocando alla playstation. Io frequento il corso di beni culturali all’università telematica, sono al secondo anno della triennale e in futuro vorrei fare il professore di storia. Il calcio è un gioco, una passione. Le priorità nella vita, però, sono altre». In attesa di salire in cattedra, il “professor” Mercorelli vuole vincere anche a Chieti dopo averlo fatto a Pineto. «Siamo primi, ma la classifica la inizio a guardare solo a dicembre quando si possono tirare le prime linee», spiega il portiere ascolano. «All’inizio tante società costruiscono squadroni e poi a dicembre ridimensionano. Il nostro obiettivo ormai lo conoscete tutti. Con l’arrivo della nuova proprietà non pensavo si potesse puntare a vincere subito il primo anno, ma con gli ultimi acquisti e le prestazioni stiamo dimostrando che possiamo giocarcela». Da Pineto a Chieti le pressioni sono diverse. «Di piazze così ce ne sono poche. Ho affrontato il Chieti da avversario e la tifoseria c’è sempre stata anche quando le cose andavano male. Vivere la piazza di Chieti in questo momento è spettacolare». Mercorelli sa come si vince un campionato. «La differenza la fanno le partite con le squadre di medio e bassa classifica, come sarà quella di domenica in casa con l’Isernia, e non gli scontri diretti con le big. Alla fine contano i punti che lasci per strada con le squadre piccole».
Giammarco Giardini

