Mesik è il faro della difesa che fa gola anche in serie A

Lo slovacco è il più utilizzato dal boemo e alcuni club lo osservano con interesse Tra i marchigiani c’è l’abruzzese Ferrante: «Emozionante giocare all’Adriatico»
PESCARA . Nemmeno la diffida lo ferma. Ivan Mesik gioca anche oggi, contro la Recanatese: è l'inamovibile, unico assieme al portiere Plizzari, nel disegno tecnico di Zeman. Il centrale slovacco, tra i migliori di questa stagione finora, contro la Torres è anche andato vicino al suo primo gol italiano, ma un intervento molto dubbio della difesa sarda gli ha impedito di firmare il possibile pareggio contro la capolista, al punto da far arrabbiare il boemo («C'era un rigore per noi») e il presidente Sebastiani, che ha invocato il Var subito anche in serie C. Dopo dieci giornate, l'ex centrale del Nordsjaelland ha totalizzato 900' tondi tondi, senza contare i recuperi e i 58' di Tim Cup contro la Reggiana ad agosto. Oggi ci sarà ancora, contro la Recanatese, per allungare la sua striscia record. Minuti e prestazioni, mix che accende sul 22enne di Banská Bystrica i riflettori del mercato, che già si erano attivati dopo il finale della passata stagione, in cui Mesik aveva preso il posto da titolare con l'avvento di Zeman sulla panchina biancazzurra.
È lui oggi la pepita d'oro nelle mani del Pescara: dalla serie A (il Lecce, dopo l'affare Rafia, ha iniziato a seguirlo), dalla B (dopo il Venezia, il Pisa sta mandando un uomo dello scouting a vederlo ogni domenica) e dall'estero continuano a monitorarlo con attenzione. La prossima estate, per lui, il salto di qualità sembra scontato. Farlo col Pescara, naturalmente, sarebbe il massimo, prima di pensare al mercato.
A dirigere la difesa della Recanatese, invece, ci sarà l'abruzzese doc Edoardo Ferrante, centrale di Arsita, piccolo centro della Val Fino (in cui è presidente della Pro Loco), che per la prima volta in carriera, a 32 anni, entrerà sul prato dell'Adriatico. Da avversario, ha giocato contro il Pescara, con la maglia dell’Angolana, in amichevole, nell’estate del 2011, contro la squadra dei fenomeni Verratti, Immobile & co. «Fermare il tridente di Zeman? Come si fa? Ci si fa il segno della croce, sperando che sbagli il più possibile, come ogni tanto accade. L’obiettivo è limitare i danni il più possibile, non prendere palloni alle spalle e non subire i tagli degli esterni e dei centrocampisti», dice il calciatore cresciuto in casa, nella società Valfino, e poi nel Penne, in Eccellenza. Pagliari non ha dato ordine di chiudersi a riccio a caccia di un punticino… «Non sapremmo farlo: se ci chiudessimo, prenderemmo gol al cento per cento. Se pensiamo a difenderci è la fine. Il mister ci chiede di giocare il pallone e provarci sempre. Poi, nel finale, può anche succedere se il risultato è favorevole. Ma significherebbe comunque snaturarci».
In caso di vittoria all’Adriatico, niente taglio della sua amata barba: «Impossibile per ora, mi fa sembrare un po’ intellettuale e un po’ un duro in difesa…», ride Edoardo. E allora? «Come sempre, arrosticini per tutti». A portarli ci penserà la delegazione in arrivo allo stadio da Arsita. «In paese tifano tutti per il Pescara, avere un loro compaesano che gioca contro i biancazzurri creerà un conflitto cittadino, ma anche per loro è un sogno, come per me». (o.d'a.)

