Messi, un incubo chiamato Argentina

L’asso del Barcellona ancora a secco con la Seleccion: un’altra sconfitta in finale dopo quella dei Mondiali con la Germania
BUENOS AIRES. «Triste, solitario y final». Il titolo scelto da Osvaldo Soriano per uno dei suoi romanzi più noti racchiude in pieno la figuraccia rimediata da Messi e l’Argentina. Battuta da un agguerritissimo Cile alla finale della Coppa America, la “Seleccion” del numero uno del pianeta si è lasciata sfuggire nel giro di un anno, dopo il mundial brasiliano, un altro trofeo.
In una giornata fredda e piena di sole, la Buenos Aires dove il calcio è sempre al centro di tutto commenta con amarezza e tra tante, e crescenti, polemiche il ko allo stadio Nacional di Santiago. Per il “futbol” argentino è quindi una giornata appunto “triste”, mentre la foto di un Messi più “solitario” che mai campeggia sui media. Che riferiscono un episodio singolare: non avrebbe ritirato il premio come miglior giocatore del torneo. I dubbi e le incognite su questa nuova delusione sono tanti: forse, azzarda qualche tifoso a Buenos Aires, siamo addirittura al “final” di un ciclo. Una serata davvero storta, tanto che i familiari della Pulce, il padre e l fratello, hanno dovuto lasciare lo stadio Nacional a causa degli insulti di un gruppo di tifosi avversari. Contro la “Roja” la sinistra di Lio non ha brillato come si vede nel Barcelona, e lui non è riuscito a squilibrare in modo definitivo la partita. E ancora, soprattutto dopo l’uscita di Di Maria, Lio è apparso a disagio, scollegato dal gioco. Anche se – puntualizzano i milioni di difensori “a muerte” della Pulce – la squadra non l’ha aiutato più di tanto, e il Cile è stato da parte sua granitico e convinto fino alla fine. In un modo o in un altro rimane un’immensa frustrazione. E in queste ore non bastano le tante dichiarazioni di amore incondizionato e la passione nei confronti di Messi, Re senza corona.
Per capire quanto questa nuova ferita bruci basta guardare qualche giornale: “Incubo senza fine”, afferma La Nacion che mette in primo piano la Coppa America e sullo sfondo un Lio a testa bassa. In un titolo più analitico, Clarin ricorda che col Cile “l’Argentina ha fatto poco per spezzare un lungo periodo senza trofei. Ventidue anni a digiuno”. “Dove sono Messi e Martino?”, si chiede una delle tanti reti tv che cerca di capire le ragioni della sconfitta ai rigori per 4-1 di fronte a Vidal e compagni, con la beffa finale del gol di Sanchez col “cucchiaio”. Poi chiarisce che i tifosi sono con Lio.
La Pulce per ora non parla. In compenso, lo fanno alcuni dei suoi compagni.
Tra i più tristi Mascherano: «È una tortura, è un karma, non trovo altra spiegazione», ha sottolineato il “gladiatore” della Seleccion. Anche il “Pocho” Lavezzi taglia corto: «Per molti dei giocatori dell’Argentina non ci saranno altre chance di titoli importanti».
A Buenos Aires, dove molte critiche puntano su Higuain (gol mancato e rigore alle nuvole) quando si parla di nazionale quasi tutte le polemiche finiscono su Tevez. Come tante altre volte, ci si chiede se il goleador della Juventus doveva essere in campo.
Ma su questo il ct Martino pare non avere, ancora una volta, dubbi: fuori, in panchina senza entrare neppure un minuto. Viste come sono andate le cose, molti tifosi di Buenos Aires hanno preferito non pensarci più, dimenticare il rigore-cucchiaio di Alexis e godersi il sole della domenica.
Ma l’eco della nottata dei festeggiamenti di Santiago è parso a tratti attraversare le Ande e giungere forte e chiaro fino al Rio de la Plata.
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