Mezza squadra è da rifare, ma con Oddo

12 Dicembre 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Col Crotone era una specie di spareggio, quasi la partita della verità per sapere quale delle due potesse avere più chances in quella specie di gironcino infernale che vede...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Col Crotone era una specie di spareggio, quasi la partita della verità per sapere quale delle due potesse avere più chances in quella specie di gironcino infernale che vede ormai solo quattro squadre in lizza per un solo posto che vale la salvezza. Il Pescara lo ha perso nel modo più assurdo e banale, regalando di fatto la vittoria ai rivali con i suoi clamorosi e decisivi errori al termine di una sfida giocata da entrambe le squadre al peggio delle loro ridotte possibilità. Il vantaggio regalato al primo, unico e tutt'altro che irresistibile affondo della formazione di Nicola, il rigore del possibile momentaneo pareggio buttato via da Memushaj, l'ingenuità da ragazzino con la quale Aquilani, calciatore navigato, ha rimediato seconda ammonizione ed espulsione, lasciando la sua squadra in dieci e in svantaggio a metà ripresa, il possibile pari perso in maniera incredibile appena un minuto dopo l'1-1 firmato da Campagnaro. Un disastro, l'ennesima cocente delusione dopo una settimana di speranza e di illusioni come troppo spesso è capitano in questi quattro mesi di campionato che hanno visto i biancazzurri mettere insieme appena 8 punti, alla media di uno ogni due partite e senza oltretutto mai vincere sul campo. Una sconfitta pesante e dolorosa, difficile, o anzi impossibile, da accettare da una tifoseria che a questa squadra aveva riversato il suo calore, con una fiducia illimitata e quasi a scatola chiusa. Ma certo, chi gestisce società e squadra ha il dovere di affrontare la situazione per quella che è, senza gettare in largo anticipo la spugna e mettendoci il massimo impegno per continuare a lottare e fare tutto il possibile per provare ad uscire dal tunnel. Il campionato finora ha detto in maniera chiara che l'organico del Pescara è troppo fragile e incompleto per giocarsi la salvezza alla pari con le altre che lottano in coda alla classifica. Questione di personalità, di esperienza, di carattere, di attenzione, di concentrazione, che certo c'entrano poco con l'impegno, che sicuramente non è mai mancato da parte dei biancazzurri, e con la loro capacità di far gioco. I fatti dicono che la squadra allestita (e non completata) in estate è stata sopravvalutata. Non solo la punta che non c'è, ma soprattutto una panchina lunga e affidabile da ricostruire, a prescindere da come andranno le ultime sfide prima del mercato di gennaio. E se questa è la ricetta a cui affidarsi per provare a portare avanti il campionato non da semplice comparsa, d'obbligo chiedere a Massimo Oddo indicazioni e decisioni che possano favorire una ripresa che oggi, con questa squadra sembra impossibile. C'è mezzo Pescara da rifare, il primo passo è senz'altro quello di prendere coscienza degli errori commessi, evitando resa anticipata, scommesse, salti nel buio.

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