«Mi stavo perdendo, ho svoltato di testa»

Pettinari: «Ultimi anni travagliati, qualche mese fa ho capito che stavo buttando la carriera all’aria. Ora non voglio fermarmi»
PESCARA. Circa dieci anni fa molti addetti ai lavori consideravano Stefano Pettinari un predestinato. I primi calci nella Don Bosco, poi la Lodigiani e, infine, nel 2006, il passaggio alla Roma grazie a Bruno Conti. Fu proprio uno degli eroi del Mundial ’82 a portarlo nel club giallorosso, dove tuttora è dirigente. Pupillo di Andrea Stramaccioni, in poco tempo Pettinari conquistò tutti, tant’è che a 17 anni Claudio Ranieri lo fece debuttare in Europa League e in serie A. Un’ascesa repentina per un ragazzo che doveva ancora formarsi caratterialmente. Dal 2010 inizia il suo girovagare. A Siena dove c’è Antonio Conte, poi tre anni a Crotone e, infine, nel 2014, il Pescara. Un rapporto instabile con il club biancazzurro che, dopo i tanti prestiti (Como, Vicenza e ternana), decide di trattenerlo. E al termine di tante peripezie, Pettinari trova la fiducia della società e, soprattutto, un allenatore, Zdenek Zeman, che in carriera ha lanciato decine e decine di attaccanti. E che decide di puntare su di lui. Il resto è storia recente con Stefano che segna 7 gol in sei gare. Prima di incrociare il boemo non aveva mai realizzato una tripletta, ora è già a quota due. E nella sua carriera il record è 9 reti, stabilito a Crotone nel 2013-14. Il 25enne romano racconta al Centro la sua metamorfosi.
Pettinari, dopo sei gare il Pescara ha totalizzato solo sette punti. Qualche rimpianto?
«Molti. Potevamo avere almeno quattro punti in più. Andiamo avanti e cerchiamo di riprenderceli nelle prossime partite, magari iniziando sabato a Carpi».
Come si spiegano le tre rimonte subite?
«È un problema di testa. All’interno della stessa gara siamo riusciti a mostrare due volti opposti. Quando acceleriamo e siamo corti possiamo fare male a tutti, ma nel momento in cui rallentiamo e in campo cala la concentrazione siamo in grado di prendere sberle da chiunque. Ma sono certo che tra un po’ diventeremo più forti e affidabili».
Che cosa si prova ad essere il capocannoniere della B?
«Bella sensazione, sono contento di quello che sto facendo anche grazie ai miei compagni che mi mettono in condizioni di esprimermi al meglio».
Lei è già a quota sette gol. Zeman a parte, come si spiega il suo exploit?
«Sicuramente devo ringraziare l’allenatore che mi ha dato fiducia sin dai primi giorni. Zeman spiega i concetti in maniera chiara e finora ho rispettato le consegne. Non mangio più dolci (ride, ndr), al massimo una pizza dopo la partita, ma soltanto se vinciamo! Battute a parte, ammetto di essere cambiato. Ho perso tanto tempo nella mia carriera e ora voglio recuperarlo. Già dagli ultimi mesi del campionato scorso a Terni qualcosa mi era scattato nella testa. Ho capito che stavo gettando all’aria la mia carriera. Dovevo svoltare e nelle ultime gare con la Ternana me ne sono reso conto. Mi sono chiesto: a 18 anni ero considerato forte, ora sono diventato scarso?».
Che cosa le è mancato per fare prima il salto di qualità?
«La testa è tutto e io, quando sono giù mentalmente, non riesco ad avere un buon rendimento. La colpa è principalmente mia, anche se non sono stato aiutato molto. Per un giovane cambiare sei squadre in tre anni è davvero troppo, ma ora ho capito che bisogna lavorare a testa bassa e porsi un obiettivo: il mio è fare gol».
A Crotone, però, si era integrato bene.
«Sì, specialmente l’annata in cui conquistammo i play off con Massimo Drago. Magari avessi ascoltato i suoi consigli. Da giovane a volte non si dà retta ai suggerimenti delle persone più esperte, ma crescendo alcune cose le ho capite».
In Calabria ha conosciuto Ilaria che è diventata sua moglie. Chi ha fatto il primo passo?
«Io! C siamo incontrati grazie ad alcuni amici e in poco tempo abbiamo iniziato a frequentarci. Per me è stato un colpo di fulmine, credo anche per lei (ride, ndr)...».
A Siena ha avuto Antonio Conte. È così duro come appare in tv?
«Sì, è sanguigno, autoritario e... malato di vittorie».
Differenze tra lui e Zeman?
«Con modi diversi la preparazione fisica è ugualmente proficua. Zeman è tranquillo, Conte urlava. Due caratteri opposti»
Il suo rapporto con i pescaresi è cambiato?
«Beh, ovviamente adesso qualcuno mi ferma per strada per incoraggiarmi o farmi i complimenti. In ogni caso, non ho fatto ancora nulla e la strada è lunga per raggiungere il traguardo più importante che è quello che riguarda la squadra».
In squadra c’è Ganz che spera di rubarle il posto. C’è dualismo tra voi?
«No, c’è una sana competizione. Lavoriamo tutti verso lo stesso obiettivo. In totale in B ci sono 42 partite e ci sarà spazio per tutti»
La città le piace?
«Tantissimo. Ho abitato in tanti posti, ma non mi sono mai trovato così bene. Io e mia moglie abbiamo due figli, Mattia di 4 anni e mezzo e Martina di un anno e mezzo. Abitiamo nei pressi del lungomare. Adoriamo passeggiare in centro e mi piace molto uscire senza prendere l’automobile. È una città a misura d’uomo, c’è il mare ed è impossibile non trovarsi alla grande qui».
Lei è scaramantico?
«No, credo solo a ciò che vedo. Non sono affatto scaramantico».
Il suo rapporto con la religione?
«Nessuno, sono ateo. Mia zia era una suora e quando l’ha saputo ci è rimasta male, però ognuno fa le sue scelte».
Le piacerebbe fare un’esperienza all’estero?
«Sì, ma non adesso. Sto benissimo in Italia e a Pescara. Un giorno, però, vorrei giocare nel campionato spagnolo che mi attira molto».
Una promessa ai tifosi?
«Cercheremo di evitare i cali di concentrazione. Il Pescara ha grandi potenzialità e se riusciremo a correggere questi errori potremo giocarcela con tutti».
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