Milan da scudetto, ma Pioli andrà via

Non basta il ritmo da vetta nel post lockdown. Sarà rivoluzione con Rangnick
MILANO. Un ritmo da scudetto nel post lockdown, un posto in Europa League in tasca con la legittima ambizione di arrivare quinti per evitare le fatiche dei preliminari, un entusiasmo alle stelle con una media salita a tre gol a partita dopo la manita rifilata al Bologna e con il Sassuolo nel mirino. Il Milan, 20 punti raccolti su 24 a disposizione come solo l’Atalanta, ha cambiato ritmo con l’umile lavoro di Stefano Pioli (nella foto), la razionalità di Maldini e la leadership di Ibrahimovic, eppure è destinato a ripartire da zero per la sesta volta in sette stagioni. Rangnick è ormai pronto a liberarsi dalla Red Bull - gli avvocati sono al lavoro per cercare la quadra tra i bonus maturati dal manager e la richiesta di indennizzo del club per lasciarlo libero - e dal 5 agosto, giorno più, giorno meno, sarà il plenipotenziario dell’area sportiva, con carta bianca sul mercato e deleghe sul comparto medico-sanitario. Un paradosso, forse, ma il progetto del fondo Elliott per rilanciare il Milan era ormai definito da tempo, da ben prima della pandemia: pensare ora di tornare indietro è un misto tra utopia e follia. A Pioli, improvvisamente appetibile per tanti club che cercano un tecnico efficiente, resterà la gratitudine di Gazidis per aver ridato l’anima ad una squadra che sembrava senza orgoglio, rivitalizzato giocatori prelevati nella gestione cinese come Kessie e Calhanoglu e valorizzato investimenti dell’attuale dirigenza come Bennacer, Saelemaekers e Rebic, su cui è allo studio con l’Eintracht una formula per trasformare in definitivo lo scambio di prestiti con Andrè Silva. Le considerazioni principali andranno fatte su Maldini e Ibrahimovic, mentre per Donnarumma si attende a breve la schiarita decisiva per il rinnovo fino al 2023.

