Milan raggiunto al 95’ Inzaghi di nuovo a rischio

L’Hellas Verona in vantaggio con Toni e rimontato da Menez e da un autogol Il tecnico rossonero: il mio futuro? È una domanda che non dovete fare a me...
MILANO. Il Milan chiude la stagione praticamente a metà marzo. A meno di improbabili sconvolgimenti (la settimana prossima, lunedì 16, i rossoneri sono attesi al Franchi dalla Fiorentina), con il pareggio a San Siro con l’Hellas Verona – meritatissimo per i gialloblù di Mandorlini, allontanato dalla panchina per proteste al 45’ del secondo tempo, perché chiedeva il giallo per un intervento di Bonaventura – il Milan ha ridotto al lumicino le speranze di agganciare il quinto posto e, quindi, l’Europa League.
Un Milan ora combattuto tra Inzaghi-sì, Inzaghi-no e tra l’ingresso – possibile, concreto e questa volta non smentito né da Galliani, né tanto meno da Berlusconi – di mister Bee, il magnate thailandese che avrebbe incontrato segretamente ad Arcore l’altro mister B., Berlusconi, per l’acquisto del 25 per cento delle quote della società di proprietà Fininvesto, cioè della famiglia Berlusconi.
Galliani, interrogato sull’argomento, ha risposto in maniera sibillina, ma questa volta non ha smentito, perché l’incontro c’è stato: «Il Milan non può parlare di se stesso, quindi io non posso parlare del Milan. La società ha un proprietario, che si chiama Berlusconi, da 29 anni. È la proprietà che ha la facoltà di parlare».
Galliani ieri sera ha lasciato la tribuna d’onore di San Siro nerissimo in volto. In altre occasioni era deluso, amareggiato. Ma questa volta era “nero”. Tradotto: arrabbiatissimo. S’era detto prima dell’anticipo di ieri sera con l’Hellas Verona, che era finita l’epoca delle chiacchiere e ci volevano i fatti, i risultati. Un risultato che neppure ieri sera è arrivato. Anzi. Peggio, perché tutti i rossoneri oramai avevano fatto la bocca ai tre punti, dopo il rocambolesco 2-1 di Mexes, deviato in rete da Tachtsidis.
Ma dopo avere sfiorato più volte il pareggio, con Nico Lopez e lo stesso Tachtsidis che ha colpito la traversa piena con una grande botta da sedici metri, e alcune incomprensioni sull’ultimo passaggio tra Toni e Lopez che, almeno in un paio di occasioni, potevano mettere un giocatore giallobù davanti a Diego Lopez, dopo questa supremazia, il gol del pari è arrivato con una magia di Nico Lopez al 95’.
Inzaghi, che ora torna di nuovo in discussione, e criticato prima della partita per l’esclusione di Destro – voluto dallo stesso allenatore – a vantaggio di Pazzini, fa entrare l’attaccante a 1’ dalla fine. E dagli applausi per questa mossa, si è passati a bordate di fischi qualche secondo dopo, quando è arrivato il gol del pari del Verona. Il cambio di Pazzini per il difensore Bocchetti, l’ha detta comunque lunga sulla paura di Inzaghi di farsi sfuggire il 2-1. Un atteggiamento di sicuro non da Milan.
«Il mio futuro? Non dovete chiederlo a me», ha detto Inzaghi. «Se non fosse arrivato il gol del pari a 10’’ dalla fine, i giudizi sarebbero stati diversi. Abbiamo preso un gol da polli, queste sono partite da portare in porto».

