Milan sulle spalle di Ibrahimovic

13 Gennaio 2020

Lo svedese a 38 anni è ancora trascinante con gol e carisma. E Pioli grazie al 4-4-2 vede la svolta

MILANO. Zlatan Ibrahimovic allarga le braccia con quel «gesto di Dio» che lo fa tanto «sentire vivo» e sembra simbolicamente prendere i compagni sotto la sua ala, fare da ombrello per proteggere tutti dalle intemperie. «Nessuno si deve nascondere dietro le sue spalle», aveva chiesto Boban per il suo ritorno al Milan, ma lo scudo dello svedese sembra essere già diventato un'arma d'attacco più che uno strumento di difesa. «L'età non conta per fare gol», il sintetico slogan con cui un campione senza tempo trasmette un'impavida fiducia nei propri mezzi. Bastano infatti la sua presenza catalizzante - a 38 anni suonati - e la sua autorevolezza naturale per far sembrare gli altri più tranquilli e sereni, più leggeri su un campo ostico come quello della rivelazione Cagliari. Sembra passato un secolo dall'umiliazione di Bergamo, erano solo venti giorni fa. «Uno forte, insieme più forti», scrive su Instagram con un refuso (togheter invece di together) che i tifosi gli perdoneranno. Un motto che ricorda quell'«uno per tutti, tutti per uno» coniato da Dumas per i suoi moschettieri. Un vero highlander. La scossa è arrivata: negli allenamenti, quando Ibrahimovic con uno sguardo mette in riga chi non gli sembra sul pezzo, e durante le gare, dove i compagni possono contare su un bersaglio mobile per scaricare palla nei momenti di maggiore difficoltà.
Nel giorno di riposo della squadra, Ibrahimovic avrà potuto rivivere le emozioni del gol, dell'abbraccio dei compagni, il fastidio per la doppietta sfumata (una spizzata in fuorigioco), ma, soprattutto, ricaricarsi in vista della gara contro la Spal in coppa Italia. L'intenzione, filtra da Milanello, sarebbe quella di non sovraccaricarlo di lavoro e lasciarlo in panchina alla bisogna, ma, alla fine, deciderà lui in base alle proprie sensazione. Si ripartirà però dal 4-4-2, il modulo con cui il Milan sembra aver trovato più equilibrio e stabilità. Con l'ampiezza di Castillejo e la profondità di Leao, Pioli ha rinunciato alla dipendenza dal mancino di Suso, ha dato un segnale forte a Piatek e perso una collocazione tattica per Paquetà, i tre grandi bocciati di Cagliari: il tecnico si augura che la loro esclusione possa risultare uno stimolo per un rendimento superiore. Forse anche un indizio sul mercato ma è difficile ipotizzare che arriveranno offerte cash per tutti e tre.
La dirigenza intanto continua a muoversi: Kjaer prende il posto di Caldara, Begovic quello di Reina; gli scout intanto monitorano Kumbulla del Verona, mentre Politano resta un'opzione sul tavolo. Il vero rinforzo è però già arrivato: l'elettroshock da mille volt di Ibrahimovic potrebbe dare un senso ad una stagione che, a dicembre, sembrava già non averne più.
Roberto Di Candio