Minguzzi, cuore a metà: Delfino costruito per la B

L’ex portiere biancazzurro è il ds dei toscani: «Pescara è casa mia. Rauti? L’avevamo preso noi»
PESCARA. Romagnolo di nascita, pescarese d'adozione. Domenica speciale per il ds della Carrarese Vincenzo Minguzzi, ex portiere (stagione '86-87, quella della prima promozione in A di Giovanni Galeone) e preparatore biancazzurro dal 1988 al 1993. Quando ha smesso di giocare è rimasto a vivere a Pescara e in Abruzzo ha iniziato la carriera da dirigente (Teramo, L'Aquila e Lanciano). «Pescara è diventata la mia prima casa», dice Minguzzi, «un giorno mi auguro di poter lavorare di nuovo nel Delfino. In passato, quando c'era De Cecco, c'è stata la possibilità, ma non si è concretizzata. Ora, però, devo pensare alla Carrarese e speriamo di disputare una buona gara. Affrontiamo una corazzata, il Pescara è una delle principali favorite per la vittoria del campionato, ma in campo si va in undici e vediamo cosa succede. Di certo avrei preferito incontrarlo più avanti, perché il Covid ci ha costretto a fermarci durante la preparazione (tra i toscani dieci giocatori positivi, ndc)». Nelle ultime ore di mercato la Carrarese cercava un attaccante e, per la verità, lo aveva anche trovato. «Sì, da tempo avevo l'accordo con il Torino per Rauti, qualora non fosse andato in B (Ascoli o Vicenza, ndc) lo avrei preso, ma alla fine l'agente ha preferito portarlo al Pescara. Una scelta comprensibile che, però, mi è rimasta sullo stomaco».
Rispetto agli anni passati la Carrarese ha ridotto il budget e deciso di puntare sui giovani. «Speriamo di sfruttare l'entusiasmo dei ragazzi e di Totò Di Natale (ex bomber di Empoli e Udinese, ndc) che ha cominciato quest'anno il percorso di allenatore tra i professionisti. È una figura carismatica, di grande personalità. Predilige un calcio propositivo, quindi, domenica niente barricate, non abbiamo le caratteristiche per farlo. Il Pescara ha una forza offensiva notevole, dobbiamo essere bravi a sfruttare le ripartenze e a controbattere colpo su colpo. Guai a commettere l'errore di farsi schiacciare». (g.t.)
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