«Moggi, ingiustificato strapotere»
La Cassazione definisce l’ex arbitro De Santis suddito del dirigente
ROMA. «Più che di potere si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta». Così la Cassazione nelle attese motivazioni di Calciopoli – la tempesta giudiziaria che ha svelato tutto il marcio del mondo del calcio – definisce, con un poderoso verdetto di quasi 150 pagine, la «irruenta forza di penetrazione anche in ambito federale» esercitata dall'ex dg della Juve Luciano Moggi. Ad avviso della Suprema Corte, Moggi, è stato il «principe indiscusso» del processo Calciopoli – conclusosi lo scorso 23 marzo con la prescrizione di gran parte dei reati per lo stesso Moggi e per quasi tutti gli altri imputati – e «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Al suo fianco c'erano i designatori arbitrali compiacenti e sodali Pier Luigi Pairetto e Paolo Bergamo, oltre all'ex ad bianconero Antonio Giraudo giudicato separatamente. Ma Calciopoli non è solo Moggi. La Cassazione ne ha anche per Claudio Lotito. I supremi giudici rilevano c'è una «congerie di telefonate compromettenti» e di «prove inequivocabili» delle «pressioni» esercitate dal patron della Lazio «sul mondo arbitrale in un contesto di lotte intestine per la nomina a presidente della Figc tra l'uscente Franco Carraro e l'aspirante emergente Giancarlo Abete» per assicurarsi il «salvataggio» della Lazio dalla retrocessione nel campionato 2004-2005. Massimo De Santis (dirigente che era ritenuto il miglior fischietto - viene definito come un «suddito» di Moggi e non gli è servito rinunciare alla prescrizione. È stato l'unico condannato a dieci mesi, pena sospesa.

