Moggi vota Verratti: il futuro è lui

3 Ottobre 2014

Intervista all’ex dg bianconero: sarà il faro della Nazionale, bravo a dire di no al Real. Scudetti Juve? Sono 32

PESCARA. Juve, Roma, Verratti, i giovani italiani, la serie B e, soprattutto, Zeman. Risponde alle domande con grande disinvoltura, mai banale e sempre pungente. L’ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi si è raccontato in una lunga intervista al Centro. È stato per tanti anni il big del calcio italiano dietro la scrivania. Dopo la bufera di Calciopoli la sua vita è cambiata. «Calciopoli non è mai esistita e gli scudetti della Juve sono 32», racconta uno dei più astuti manager del calcio italiano.

Luciano Moggi, Verratti è stato nell'ultimo mercato estivo ad un passo dalla cessione al Real Madrid. Secondo lei ha fatto bene a rimanere a Parigi?

«Si, perché gioca in un grande club come il Psg. È un giocatore fondamentale e non dimentichiamoci che partecipa alla Champions da protagonista. Forse chi ha sbagliato è il calcio italiano. Le società italiane hanno fatto male a farselo scappare».

Anche lo stesso Verratti ha detto che in Nazionale, nel centrocampo di Conte, è difficile la convivenza tattica con Pirlo e De Rossi.

«Non credo che ci siano problemi di convivenza con De Rossi e Pirlo. Verratti è molto giovane, rispetto agli altri due, e ha tanti anni davanti per dimostrare tutto il suo valore. Sarà il punto di riferimento dell'Italia del futuro ».

L'altro talento fuggito all'estero è Immobile, anche lui ceduto frettolosamente?

«La Juve aveva preso un giovane forte come Morata non puntando su Immobile. Questo è il dramma del calcio italiano, che si punta tanto sugli stranieri e non sugli italiani. Io non ragiono così. I nostri giovani sono validi e bisogna puntarci».

Max Allegri sulla panchina della Juve. Scelta azzeccata per il dopo-Conte?

«Si, ho sempre creduto in lui. Al Milan, anche se gli hanno sfasciato la squadra nell’ultimo anno, ha fatto grandi cose».

Chi vince lo scudetto?

«La mia classifica è Juve, Roma e Inter. Non credo che ci saranno sorprese. Anzi, il campionato è già spaccato: dopo Juve e Roma c'è il vuoto».

Tra i manager sportivi in Italia chi le piace e c'è qualcuno che assomiglia a Luciano Moggi?

«Nel calcio d'oggi manca un nuovo Moggi. Però mi piace tanto come lavora Walter Sabatini alla Roma. Ha costruito una grande squadra. E se Totti è in grado a 38 anni di giocare su certi livelli…»

Zeman è tornato a pungolarla sulla questione di Calciopoli e sul doping nel calcio: “Qualcuno nega i fermaci e nega Calciopoli, per gli juventini non è successo niente...", ha detto il boemo.

«È un grillo parlante. Ha vinto una partita ed è tornato a parlare. Il suo calcio senza paura mi piace, ma la prova del 9 ci sarà sabato quando affronterà il Verona. Calciopoli poi non è mai esistita e anche il doping, basta leggere le sentenze...»

Gli scudetti della Juve quanti sono?

«Sono 32 e mi sto battendo per questo».

Senta, parliamo della Figc. Tavecchio è l'uomo giusto?

«Si. Aveva tutta la B e la Lega Pro dalla sua parte e ha preso il 63% dei voti superando alla grande il ciclone mediatico che gli si è scagliato contro».

Parliamo del calcio di casa nostra. In serie B ci sono Pescara e Lanciano. Lei che idea si è fatto, chi lotta per la promozione?

«Il Bologna è una squadra forte, ma credo che il Catania con Sannino in panchina possa andare dritto in A. Attenzione all'Avellino, però, può essere la sorpresa del campionato. A Pescara tutti aspettano un grande campionato e credo che la squadra abbia le carte in regola per farlo. L'allenatore è preparato, la società ha entusiasmo e il presidente Sebastiani grande passione».

Marco Baroni è la persona giusta per rilanciare il Delfino?

«Marco è stato un mio giocatore a Napoli e secondo me è davvero un buon allenatore. Il Pescara sta facendo un po' fatica, ma occorre dare tempo al lavoro del tecnico. I valori usciranno fuori».

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