Monaco-Juventus è una sfida totale

Entusiasmo e corsa contro qualità ed esperienza. In comune solo un pezzo di storia: la retrocessione e poi il rilancio europeo
La distanza chilometrica non è esorbitante tra Torino e Montecarlo. Quella tra Juventus e Monaco, invece, è abissale.
E’ diversa la storia dei due club. Un unico punto di contatto: la discesa in serie B e la risalita. Alla Juventus è accaduto nel 2006, a seguito delle vicende di Calciopoli; al Monaco nel 2011 dopo la crisi economica che ha determinato anche il passaggio del club nelle mani dell’oligarca russo Dmitrij Rybolovlev. E’ l’unica analogia tra due club che mercoledì torneranno a sfidarsi dopo due anni.
La Juventus, infatti, sta dettando legge nel campionato italiano da cinque anni e cerca di affermarsi definitivamente anche in campo europeo; il Monaco, invece, è a ruota del Paris Saint Germain che domina la scena in Francia. Ma i monegaschi stanno cercando di detronizzarlo: sono in vetta alla classifica con i parigini, ma con una gara in meno. Puntano al titolo e stanno portando avanti un progetto di certo meno dispendioso del club dello sceicco Nasser Ghanim Al-Khelaïfi. Un progetto corretto in corsa dopo i primi investimenti di Rybolovlev, l’amico di Roman Abramovic e proprietario di Uralkali, azienda che produce ed esporta potassio, quotata in Borsa di Londra e di Mosca. Aveva speso oltre 140 milioni di euro nel 2013 portando nel Principato i vari Moutinho, Falcao e James Rodriguez. Prometteva battaglia a mezza Europa. Poi, di colpo, la frustazione di dover competere con il Psg qatariota ha dettato un’inversione di tendenza. Niente più spese folli, niente più grandi nomi. Spazio ai giovani. E asse con l’agente di Cristiano Ronaldo, Jorge Mendes, che porta talenti in erba da svezzare e valorizzare. E vendere, ovviamente.
Ad onor del vero ci sarebbe un’altra verità alla radice della svolta di filosofia calcistica: il patron Rybolovlev, infatti, ha dovuto affrontare uno dei divorzi più costosi del secolo, per il quale la somma scucita dalla ex moglie sarebbe di 4,5 miliardi di euro. Davvero troppi, tanto da ridimensionare il budget del Monaco. Che al contrario ha cominciato a fruttare ricavi. E allora ecco che nella sessione di mercato del 2015 il club del Principato ha ceduto – in ordine di incasso – Martial (80 milioni), Kondogbia (30 milioni), Kurzawa (22 milioni), Abdennour (20 milioni), Ferreira Carrasco (20 milioni), Ocampos (7,5 milioni). Per un totale di circa 180 milioni di euro. Praticamente uno smantellamento, nonostante il quale la squadra ha continuato a macinare gol e successi. E adesso lotta per la Ligue 1 e per la Champions. L’attaccante Mbappè è l’emblema della svolta, un attaccante di 18 anni, che ha segnato 5 gol in Champions in questa stagione, dopo essere cresciuto nell’Accademia del club. Giovani da crescere, non campioni da portare nel Principato di Monaco. Gente che corre: i biancorossi di Jardim hanno disputato 57 gare, tra campionato, Champions e coppa, in questa stagione. Alle semifinali di Champions sono arrivati partendo dai preliminari. Lunga la strada percorsa.
La Juve, invece, ne ha giocate 49. E’ diversa la squadra, oltre che la storia e il percorso. Da anni è ad alti livelli. L’ultima volta che la Juve ha incrociato il Monaco è arrivata in finale di Champions. E’ accaduto nel 2015 quando il successo (1-0) allo Stadium abbinato allo 0-0 conquistato al Louis II (uno stadio da 19mila spettatori) regalò ai bianconeri la qualificazione alle semifinali. Da allora sono cambiate molto le squadre. Nella Juventus è rimasta una caratteristica: la solidità della difesa che in questa edizione di Champions ha incassato solo due reti, lasciando a bocca asciutta Messi, Suarez e Neymar, le tre stelle del Barcellona. Mercoledì saranno l’esperto Falcao e il baby Mbappè gli spauracchi sulla strada che porta a Cardiff.

