MONZA, ARGINE PER I VALORI DELLO SPORT

2 Settembre 2015

Non c’è solo una corsa da tentare di vincere, a Monza domenica sarà molto più che un Gran premio. C’è la storia da onorare: qui si gareggia praticamente da sempre, sono appena cinque le edizioni...

Non c’è solo una corsa da tentare di vincere, a Monza domenica sarà molto più che un Gran premio. C’è la storia da onorare: qui si gareggia praticamente da sempre, sono appena cinque le edizioni saltate. Inoltre questo è il circuito più antico dopo quello di Indianapolis, qui si toccano velocità impensabili altrove e di ognuna di queste curve i piloti sono più che innamorati. Eppure, potrebbe essere la penultima volta per una bandiera a scacchi sventolante sul trionfo di un pilota del Circus. Il contratto fra i gestori dell’autodromo e il capo dei capi della Formula 1, Bernie Ecclestone, scade nel 2016. Per il 2017 e anni seguenti il messaggio neanche tanto criptato è il seguente: «Volete ancora la Formula 1? Pagate caro, pagate tutto». Bernie è uno che ha l’orticaria se solo sente pronunciar la parola sconto e fuori dall’ufficio ha la coda di pretendenti da Paesi ricchi ma senza tradizione. Da quelle parti si corre con tribune vuote che le telecamere – guidate dagli uomini del padrone predone – non vi faranno mai vedere. Ma da quel vuoto spinto arrivano così tanti soldi che prestigio, storia e tradizione possono anche andare a farsi benedire, anzi maledire. Quest’anno, tanto per far capire che aria tira, Ecclestone ha lasciato fuori la Germania che esprime la Mercedes e i vincitori di nove degli ultimi 15 Mondiali. Questo sport – sia pure con tutti i disastri legati agli ultimi pasticci regolamentari – in massima parte è o dovrebbe essere passione, poesia, tradizione. Dovrebbe, appunto: ciò che sta accadendo intorno al circuito brianzolo invece è solo un antipasto. Monza di fatto è l’ultima diga, l’affermazione di un principio che dovrebbe mettere sul piatto della bilancia anche i valori di un circuito insieme con i soldi. Dovrebbero essere gli organizzatori a essere onorati di correre a Monza, Spa, Nurburgring, Silverstone. Fare il contrario sarebbe come evitare di disputare i più grandi incontri di calcio al Maracanà, a Wembley, all’Olympiastadion o al Santiago Bernabeu. Mettere Monza sullo stesso piano di un circuito appena spuntato fra le dune di un deserto dovrebbe essere un sacrilegio. Invece qui non lo è; e purtroppo non è neanche la cosa peggiore che accade in questo mondo che approfitta ogni giorno di più del suo fascino per proporre il peggio, senza neanche preoccuparsi troppo di dargli una spruzzata di profumo. (s.t.)

@s__tamburini

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