Monza in A, il trionfo del pescarese Antonelli

L’ex centrocampista biancazzurro è il ds che ha costruito la squadra di Berlusconi: «L’Abruzzo nel cuore»
PESCARA . Dalla D alla serie A. Una scalata di sette anni. Un capolavoro firmato dal pescarese Filippo Antonelli, 43 anni, direttore sportivo del Monza di Silvio Berlusconi che ha centrato per la prima volta la massima serie in 110 di anni di storia. Pescara è nel destino della società brianzola. Il Delfino aveva negato la A ai biancorossi nello spareggio del ‘79 (2-0) in quello che è stato il punto più alto della storia del Monza fino alla notte di Pisa. All’Arena Garibaldi, nel ritorno della finale play off contro i toscani allenati dal pescarese Luca D’Angelo, i lombardi hanno vinto 4-3 coronando il sogno. È il trionfo di un pezzo d’Abruzzo: di Antonelli, dell’aquilano Fabio Guido Aureli, direttore commerciale del club, e di altri ex Pescara come il tecnico Giovanni Stroppa, specialista delle promozioni, i calciatori Machìn, Bettella e Mancuso, e Carlo Luisi che fa parte dell’area scouting. Il vero artefice è Antonelli, ex esterno del Pescara in B e dell’Aquila in C2, chiamato nel 2015 dal presidente Nicola Colombo a lavorare dietro la scrivania del Monza appena fallito e ripartito dalla D. Primo anno di assestamento, al secondo la promozione in C, poi due play off persi fino all’arrivo nel 2019 di Fininvest che rileva la società.
Con Berlusconi e l’amministratore delegato Adriano Galliani, un pezzo di storia del Milan, subito il salto in B e al secondo tentativo ecco la A. «Se ripenso ai pochi spettatori che avevamo in D e adesso vedo lo stadio pieno e una città a festeggiare la A, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di straordinario», spiega il ds Antonelli. Berlusconi ha investito 70 milioni in quattro anni per fare grande il Monza e ora vuole una grande squadra anche per la A. «Puntiamo a vincere lo scudetto e la Champions», le sue parole dopo la promozione. «Lo ha detto perché è ambizioso e vuole creare una mentalità vincente», risponde Antonelli, «faremo una squadra competitiva, magari sul modello Sassuolo con giovani italiani. Con Galliani ho un rapporto diretto: pretende tanto e rispecchia la mia filosofia perché ci vogliono equilibrio e tanta convinzione in quello che si fa». La stessa che ha avuto Giovanni Stroppa, che ritrova la A dopo averla vissuta a Pescara per pochi mesi nel 2012-2013. «Giovanni è maturato tanto», spiega Antonelli, «ama un calcio propositivo ed è pronto per la A. Quest’anno abbiamo fatto cose straordinarie. Nel girone di ritorno siamo la squadra che ha fatto più punti. Il Pescara? Lo seguo sempre, spero torni in B. Colgo l’occasione per salutare i pescaresi e complimentarmi con D’Angelo (pescarese doc, ndc) . Ha fatto un campionato eccezionale. Monza-Pisa è stata la vittoria dell’Abruzzo». Anche dell’aquilano Aureli, un altro che di gavetta ne ha fatta tanta. Dall’Eccellenza alla B sfiorata con L’Aquila come dg fino alla A con il Monza nel ruolo di direttore commerciale. «Una grandissima emozione, il coronamento di un percorso iniziato tanti anni fa», dice Aureli. «Galliani è stato il mio idolo, lavorare con lui è qualcosa di fantastico. Quando ci siamo conosciuti, gli ho detto che mi ha fatto vivere un’infanzia poco felice perché da bambino ero juventino e vinceva sempre il Milan». Ora hanno vinto insieme. E ha vinto anche l’Abruzzo.
Giammarco Giardini
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