Morgia al vetriolo: «Usato e preso in giro»

Il tecnico dimissionario attacca il dirigente Ranucci. Il ds esonerato Battisti: «Quante falsità di noi»
L’AQUILA. Etica dello sport, valori del calcio, deontologia e cuore. Su queste linee guida è stato fondato l'ampio progetto tecnico di Massimo Morgia che ha concluso la sua avventura all'Aquila Calcio rassegnando le dimissioni assieme al suo staff tecnico in risposta all'esonero del diesse Alessandro Battisti. È stata un'operazione verità ma anche un dibattito a viso aperto l'affollata conferenza stampa di Morgia e Battisti, salutati anche dai giocatori rossoblù ormai affidati a Pierfrancesco Battistini. Il direttore sportivo Battisti ha tenuto a salutare e a ringraziare (quasi) tutti: dai tifosi alla proprietà passando per giocatori e collaboratori. «Sono convinto che questa sia la squadra più forte di tutte e spero che i ragazzi lo dimostrino fino alla fine», ha dichiarato, «ringrazio Morgia e il suo staff, non meritavamo una conclusione del genere. Il progetto Mogia era ed è un progetto vincente, condiviso e supportato dalla proprietà, e lo dicono i numeri. Sui giocatori sono state dette cose non vere». Ad oggi le motivazioni dell'inatteso esonero – che gli è stato comunicato dal presidente Chiodi, lo stesso con il quale alcune settimane fa aveva affrontato discorsi contrattuali per un'ulteriore annualità – Battisti ancora non le ha ben chiare. «So che sono stato esonerato dal Cda che nella precedente riunione aveva fatto delle considerazioni, così io avevo presentato una relazione programmatica», ha spiegato. «Il budget? È l'alibi dei fallimenti. C'è il budget preventivo e quello definitivo, sempre inferiore al primo». Per la seconda volta dimissionario nella propria vita, la prima fu per un atto di violenza, il tecnico Morgia aveva già messo nero su bianco due settimane fa la volontà di andare via con lo staff. «Sono volate parole grosse con Ranucci per motivi economici, non mi voleva neanche far entrare in sede», ha detto. «Chiodi l'ho sempre considerato un amico vero, da domenica non l'ho più sentito. All'inizio ho preso degli accordi gestionali con la società ma esiste un'altra società più influente che ha una visione del calcio in antitesi con la mia che corrisponde a Ranucci. Da quasi subito è stato destabilizzato l'ambiente delegittimando i ruoli di Battisti e Maurizio Ianni. A 66 anni sono stato usato, strumentalizzato e preso per il culo, questo modo di fare calcio è di chi è abituato a stare nella melma. Sono distrutto nel cuore da questa esperienza».
Alessia Lombardo
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