Mourinho: «Anche Dio con l’Inter»

23 Maggio 2020

L’ex tecnico nerazzurro ora al Tottenham: a Madrid nel 2010 sentivo che avremmo vinto la Champions

MILANO. «A Madrid si sentiva che avremo vinto. Dio aveva deciso che la Coppa sarebbe stata nostra»: un disegno divino, un volere supremo in un'entusiasmante cavalcata che ha portato l'Inter sul tetto d'Europa, José Mourinho ricorda così la storica notte di Madrid che ha sancito l'impresa dell'Inter, prima squadra italiana capace di vincere Coppa Italia, scudetto e Champions League nella stessa stagione. Sono passati dieci anni da quel trionfo ma le immagini di quel grande successo sono stampate nei ricordi di tutti i tifosi. «Il tempo passa ma le leggende restano», scrive l'Inter sui propri profili social con un video emozionale che ripercorre i momenti più importanti. Una giornata di celebrazione, che non riesce a cancellare la tristezza per la scomparsa di Gigi Simoni proprio nel giorno dell'anniversario più importante. Così la gioia si unisce al dolore, pur restando la commozione e il sorriso ascoltando i ricordi di Mourinho che raccontano soprattutto dell'alchimia del gruppo: «Il rapporto con tutti, con Moratti e i giocatori, è quotidiano. Siamo ancora una famiglia e amici per sempre». Vedendo i messaggi dei suoi giocatori, Mourinho sorride, sembra quasi commuoversi, il legame continua uniti dall'impresa. «I risultati sono la storia. Qualche volta un presidente», ha spiegato a Sky Sport, «un allenatore, possono fare un lavoro fantastico ma senza risultato non è storia. L'Inter di Moratti era un'Inter che aveva la qualità di far sentire la gente a casa. Grazie anche a Branca e Oriali, hanno fatto un grande lavoro e mi hanno aiutato nelle scelte. Ma l'uomo che guidava tutti al sogno era Moratti». Dal clamoroso ribaltone di Kiev, in cui l'acceso confronto di Mourinho negli spogliatoi fece notizia, «ho visto gente triste e io odio la gente triste quando c'è tanto da giocare» fino all'eliminazione del Barcellona: «Prima della partita mio figlio, che aveva dieci anni, mi disse 'non mi ricordo la tua prima finale, ora voglio questa finale. Voglio ricordarmela’. Lo raccontai alla squadra e dissi di pensare ai loro figli. Siamo entrati in campo con la consapevolezza che non lo facevamo solo per noi. Non mi sento speciale. A Madrid non ho mai pensato a me. Ho sempre pensato a cosa significava quella coppa per Moratti, Zanetti, i giocatori. Ho pensato sempre in modo altruista. Sono riuscito ad essere più umile. Più attento agli altri. Questi ragazzi hanno avuto questo potere su di me».
Quella sera al Camp Nou. «Dopo l’espulsione di Thiago Motta mi giro verso la panchina del Barcellona e vedo che tutti festeggiavano, sono andato da Pep e gli ho detto ’Hey tranquillo che non è ancora finita’», ha raccontato Josè Mourinho sulla semifinale di ritorno della Champions League 2010 tra l’Inter e il Barcellona. I nerazzurri avevano vinto per 3-1 all’andata e, perdendo per 1-0 al Camp Nou, staccarono il pass per la finale di Madrid vinta contro il Bayern. «Sapevo che i nostri giocatori avrebbero lasciato la vita in campo», ha aggiunto, «è stata la sconfitta più bella della mia vita».
Angelo Caradonna