Muore il campione di motonautica

Rossi, 23 anni, si è schiantato contro un albero durante la gara in Germania
Uno schianto terribile durante una gara in Germania, svoltasi su un circuito acquatico largo meno della metà di quanto è consentito in Italia. Così è morto il 23enne pilota di motonautica Massimo Joe Rossi, campione in carica delle classi O/250 e O/350. Nato il 28 ottobre 1992 a Legnago (avrebbe compiuto 24 anni tra pochi giorni), quest’anno correva con licenza tedesca per motivi di lavoro. Lo ha reso noto la Federazione italiana motonautica. Rossi era impegnato a Traben Trarbach, in Germania, dove erano in corso i Campionati europei delle classi O/500 ed Osy/400.
La sua imbarcazione è “volata” fuori dal circuito e sarebbe finita contro un albero, stando alla prima ricostruzione dell’incidente.
La carriera di Rossi, residente a San Bellino in provincia di Rovigo, inizia all’età di 15 anni (2007) quando chiude al decimo posto nella categoria Osy 400 ai Campionati italiani. Risultato che migliora l’anno successivo, piazzandosi al quarto posto. Il 2009 è l’anno in cui si affaccia nell’attività internazionale, chiudendo al secondo posto in Italia, al sesto al Mondiale e al nono all’Europeo. Nel 2010 passa alla classe O/125 chiudendo terzo in Italia e al mondiale, quarto all’europeo; nel 2011 primo in Italia, secondo in Europa, terzo mondiale. Dopo un paio di anni di risultati non esaltanti, nel 2014 chiude al secondo posto in Italia nella O/125, secondo in Europa nella classe F/125 e ancora secondo al mondiale nella classe O/175. Nel 2015 terzo posto al campionato italiano e al campionato mondiale nella classe O/250, fino a quest’anno quando con licenza tedesca ha conquistato il mondiale nelle classe O/250 (lo scorso 7 agosto a Kriebstein in Germania) e nella classe O/350 (lo scorso 4 settembre a Jedovnice in Repubblica Ceca).
«In Italia non sarebbe mai successo», afferma il presidente della Federazione italiana motonautica, Vincenzo Iaconianni commentando il tragico incidente che è costato la vita al pilota Massimo Joe Rossi. «Non accadrà mai da noi che un pilota perda il controllo e finisca contro la sponda del fiume», riprende Iaconianni, «addirittura mi dicono che l’impatto sia stato contro un albero, ma questo potrebbe accadere solo se si bloccasse l’acceleratore di una barca e comunque in questo caso il pilota si butterebbe in acqua. Come Federazione, da 30 anni lottiamo contro l’insicurezza dei circuiti. Noi, e ultimamente anche i Paesi arabi, stiamo molto attenti, mentre gli altri, in particolare inglesi e scandinavi, se ne strafregano», lo sfogo di Iaconianni, che definisce Rossi “figlio d’arte”.
«È un ragazzo che viene da una tradizione familiare», aggiunge il presidente della Federazione, «il papà ed io abbiamo cominciato assieme negli anni Ottanta, la sorella Chiara corre anche lei a buon livello. Massimo Joe era un ragazzo spiritoso, simpatico, sorridente, in carriera, uno di quei piloti assunti dai team, cioè che guadagnano poco ma quando basta per svolgere l’attività agonistica senza dover pagare. Perché la licenza tedesca? Perché ci ha chiesto un nulla osta per correre in Germania esibendo un contratto di lavoro. Tutto previsto dalle regole».

