Musti e il nuovo corso: Italia tosta e coraggiosa

13 Aprile 2019

Il ct azzurro: «In Abruzzo grandi giocatori e accoglienza splendida»

PESCARA. Il viaggio verso i Mondiali 2020 in Lituania passa per l’Abruzzo. Domani (ore 18,15) al Pala Giovanni Paolo II di Pescara il duro test contro i campioni del mondo dell’Argentina, martedì alle 20,30 la seconda amichevole con la Bosnia. Due gare per continuare il processo di rinnovamento dell’Italia, con lo sguardo rivolto a ottobre quando bisognerà sfidare l’Inghilterra, la Bielorussia e l’Ungheria nel primo turno di qualificazioni al campionato del mondo.
Il nuovo ct azzurro, Alessio Musti (ieri ospite al Centro in una diretta Facebook disponibile su www.ilcentro.it) ha raccolto l’eredità dopo l’era Roberto Menichelli che in nove anni ha vinto un titolo Europeo e centrato un terzo posto al Mondiale. Ex calciatore di Torrino e Lazio ed ex tecnico di Cogianco Genzano, Real Rieti e Luparense, il nuovo selezionatore è stato responsabile tecnico della Divisione Calcio a cinque per due anni ed è noto anche per aver fatto il commentatore tecnico su varie emittenti televisive.
Ora ha il compito di riportare in auge la Nazionale dopo le delusioni dei Mondiali 2016 (eliminata agli ottavi) e degli ultimi Europei (2016 fuori ai quarti e 2018 al girone).
Musti, come si riparte?
«Dobbiamo subito creare un’identità e presentarci in buone condizioni alle qualificazioni ai Mondiali. Cerchiamo giocatori nei vivai italiani: è questo il nostro principio ispiratore. Nel 2009 Menichelli ha avuto, ereditandola, una rosa composta quasi esclusivamente da oriundi. Poi ha cercato di limitarne l’utilizzo. Ora vogliamo continuare su questa strada perché in Italia ci sono tanti ragazzi talentuosi. Al tempo stesso, diamo spazio a quei calciatori che hanno dato lustro alla Nazionale negli ultimi anni facendola diventare una delle migliori d’Europa».
Tra gli oriundi ci sono l’ex capitano azzurro Lima e Canal. Hanno chance per rientrare?
«Vogliamo valorizzare i talenti nostrani, ma le porte non sono chiuse a nessuno. È stato intrapreso un percorso, sicuramente modificabile, e l’obiettivo è riportare l’Italia in alto. Per motivi personali Lima ha saltato il primo raduno a Budapest, lì si sono stabilite alcune gerarchie ed Ercolessi è diventato capitano. Il discorso su Lima vale anche per Canal, al quale sono molto legato. Vederlo rientrare dopo tanto tempo e segnare un gol strepitoso mi ha riempito di gioia».
Domani la l’Argentina, martedì la Bosnia. Quali risposte si aspetta?
«Le amichevoli ci daranno un’idea sul valore della Nazionale dal punto di vista tecnico e mentale. Giocheremo davanti a un pubblico molto numeroso e vogliamo fare bella figura».
Come giudica l’accoglienza degli abruzzesi?
«Splendida. Sapevamo di trovare tanto entusiasmo, ma la realtà ha superato le aspettative. Addirittura, da giovedì c’è il tutto esaurito per la gara con l’Argentina! Siamo davvero orgogliosi. L’Abruzzo è una delle principali regioni del futsal italiano, non solo perché ha due squadre in serie A, ma per l’intero movimento che si è creato».
Da allenatore di club a selezionatore. Che c’è di diverso?
«Sul campo un ct non può incidere più di tanto. Punto su organizzazione e mentalità. Da qui alle qualificazioni ai Mondiali ci vedremo per 15 giorni in totale, capite bene quanto sia difficile dare un’impronta simile a quella che si dà a un club».
Cosa vorrebbe trasmettere?
«In campo internazionale bisogna avere un’organizzazione quasi perfetta, nulla può essere lasciato al caso. L’ottimo lavoro di Menichelli non verrà stravolto. La mia squadra dovrà avere i tratti peculiari della nostra cultura calcistica, in primis una grande aggressività in fase difensiva e tanto coraggio».
È un’Italia a tinte nerazzurre con ben quattro giocatori dell’Acquaesapone.
«Sì. Mammarella, De Oliveira, Ercolessi e Murilo, insieme a Romano e De Luca, sono dei punti di forza di una struttura tripla che comprenderà anche i giovani e una quota di oriundi, minore rispetto al passato, in grado di alzare il livello tecnico».
Cosa dice sul tecnico dell’Acquaesapone Perez?
«Ha portato la metodologia di lavoro e la mentalità di una nazione che sta 10-15 anni avanti rispetto all’Italia. Non lo dico con un’accezione negativa, semplicemente la Spagna ha iniziato molto prima di noi a puntare sul calcio a 5. Perez è uno dei migliori allenatori del mondo e avere lui, David Marín del Napoli, qualche anno fa Jesús Velasco, testimonia che il livello del campionato italiano è alto».
Chi vincerà lo scudetto?
«Non mi sbilancio. L’Acquaesapone ha una rosa molto ampia, ma anche Pesaro, Napoli e Rieti possono ambire al titolo».
In A c’è un’altra abruzzese, il Civitella Colormax.
«Palusci ha creato una squadra molto organizzata. È chiaro che al primo anno di A si paga un po’ l’inesperienza, ma il Civitella ha fatto cose egregie e con un pizzico di fortuna avrebbe potuto centrare i play off».
Oltre al teatino Mammarella, nell’Italia c’è il pescarese Cesaroni.
«Cesaroni non è una scoperta, era già nel giro della Nazionale. È un giocatore utilissimo, sempre disponibile e in grado di dare un bel contributo in termini di gol. Speriamo che si sblocchi subito anche con noi nella sua Pescara».
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