NAPOLI E JUVE: VINCERE IN MANIERA DIVERSA

5 Febbraio 2018

Avanti a braccetto: la Juventus chiama e il Napoli risponde. In maniera diversa, ma le battistrada della serie A proseguono il duello a distanza in attesa che una delle due compia un passo falso per...

Avanti a braccetto: la Juventus chiama e il Napoli risponde. In maniera diversa, ma le battistrada della serie A proseguono il duello a distanza in attesa che una delle due compia un passo falso per spezzare l’equilibrio. Durante la settimana si scambiano frecciatine velenose, poi in mezzo al campo macinano vittorie a ritmi forsennati, in attesa che tornino le coppe europee che potrebbero rallentare la corsa folle dei campioni in carica e della capolista. Juventus straripante col Sassuolo, Napoli paziente ed efficace contro il fanalino di coda Benevento. Aspettando il posticipo di stasera tra Lazio e Genoa, il miglior attacco è dei bianconeri (59 gol in 23 giornate), la difesa meno perforata appartiene al Napoli (14 reti al passivo). Alle spalletiene banco il caso Inter. Gli Spalletti-boys si sono fermati proprio nel momento del maggior fulgore quando, fino a dicembre, lasciavano immaginare di poter lottare fino alla fine per lo scudetto. E, invece, non vincono da due mesi. Cinque pareggi consecutivi, all’Inter non accadeva da 14 anni, quando stabilì il record di club di sette consecutivi. Ora si è rifatta sotto la Roma. La lotta per un posto in Champions (si qualificano le prime quattro) vale la sopravvivenza a certi livelli. E’ vitale per le società in virtù dei soldi che rientrano dall’Uefa.
Dal campo alla politica calcistica. Bisogna dare atto al presidente del Coni Giovanni Malagò di averci visto lungo. E che il commissariamento della Figc paventato dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali, a novembre, si è materializzata a fine gennaio. Soprattutto, per l’incapacità del calcio italiano di darsi un governo. Ma non solo, perché alla luce delle nomine del Coni (Costacurta subcommissario in Figc e Corradi subcommissario in Lega A) si è anche capito il motivo per cui Tommasi (capo dell’associazione calciatori) si è ostinato a rifiutare qualsiasi accordo con Sibilia e Gravina. Alla resa dei conti, c’è chi, Malagò, gli ha dato quanto gli altri non potevano concedergli. Ora, tanto per fare un esempio delle priorità, la riforma dei campionati non può attendere. E dare per favorito Roberto Mancini per la panchina dell’Italia non è un azzardo anche alla luce dell’amicizia che il tecnico coltiva tra commissari e subcommissari.
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