Nardini, allenatore “gentiluomo” del Pontevomano

Primo nel girone A di Promozione, il tecnico si racconta: «Mi piace insegnare l’etica dello sport»
In un calcio spesso "urlato" e condito da polemiche e dichiarazioni fuori luogo, l'attuale trainer del Pontevomano Franco Nardini rappresenta un'eccezione. Non l'unica, ovviamente, ma comunque un caso raro, per il garbo e la sportività che ne hanno da sempre caratterizzato la carriera sportiva. Sia quando, da mediano, militava in serie C e D (nelle file di Rosetana, Lanciano, Penne, Monturanese, Fucense, Nereto, Montegranaro, Pineto e Mosciano), sia nella successiva carriera da allenatore. Inaugurata a 33 anni subentrando, col doppio ruolo, al collega Di Lorenzo, sulla panchina del Nereto. «Ho sempre preferito il dialogo, in campo e dalla panchina», si schernisce il 52ennne tecnico teramano, che divide le sue giornate tra gli impegni sportivi e l'attività di insegnante di sostegno (è laureato in Scienze motorie) presso un istituto scolastico di San Benedetto del Tronto. «Il calcio e lo sport in generale», spiega il diretto interessato, «sono la mia vita, e cerco di trasmettere ad altri gli insegnamenti a mia volta ricevuti, soprattutto dal punto di vista etico». Come confermano le tre Coppe Disciplina vinte a Sant'Omero, Bellante e Controguerra, in aggiunta alle promozioni ottenute, da calciatore, col Nereto ed a Lanciano, e da allenatore a Controguerra, oltre ai play off disputati col Sant'Omero. Due invece gli esoneri (a Sant'Egidio e Controguerra), incerti tipici di chi accetta un simile mestiere. «Quest'anno stiamo facendo davvero bene», afferma soddisfatto mister Nardini, fresco del titolo di “campione d'inverno" del girone A di Promozione, «ed anche se siamo ad appena metà del percorso, penso che la strada intrapresa sia quella giusta. Merito di una certa costanza di rendimento, da parte di un gruppo di ragazzi che mi segue con grande dedizione ed impegno, ma anche dell'ottimo lavoro svolto a livello organizzativo. Quella del Pontevomano infatti è una società modello: gente oculata che, pur con un occhio al bilancio, non ci ha mai fatto mancare nulla, consentendomi di lavorare in condizioni ideali. Per questo mi sento di ringraziarli tutti: dal presidente Luca Paolone al dg Danilo D'Angelo, senza dimenticare il ds Aurelio Massacci, preziosissimo nella fase di allestimento della squadra».
Che al momento guarda tutti dall'alto in basso: «È vero, ma senza cullarsi sugli allori. Non potrebbe del resto essere altrimenti», sottolinea Nardini, «in un girone nel quale militano formazioni altrettanto attrezzate ed ambiziose. Come ad esempio la Virtus Teramo, seguita a ruota dalle due marsicane (Celano e Luco, ndc) e dal San Gregorio, che in occasione del confronto diretto mi ha davvero fatto un'ottima impressione». Profondo conoscitore dei giovani, il trainer giallonero cita i nomi del futuro su cui puntare. «Ce ne sono parecchi e tutti molto bravi. Magari ne dimentico qualcuno, ma nella lista inserisco di sicuro il 18enne bomber del Celano Curri (già 13 i gol segnati sinora), o i due talenti del Morro d'Oro Seca, altro '99, e Ramku (classe 2000), entrambi centrocampisti. Meno giovani, si fa per dire, ma ugualmente bravi sono poi il trequartista del Pucetta Incerto (classe '95) e l'esterno alto della Virtus Teramo (classe '96) D'Egidio, mentre tra i miei ragazzi non posso non citare Gentile, mezzala 20enne dai grandi mezzi. Non solo fisici ma anche realizzativi, avendo chiuso il girone di andata con 8 reti all'attivo». Conte, Giampaolo e Sarri: questi invece i suoi tecnici di riferimento: «Veri insegnanti di calcio», conclude Franco Nardini, «capaci di abbinare il bel gioco ai risultati». (s.d.c.)
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