Nel 2016 confronto impari sul piano dei ricavi

27 Marzo 2017

Fatturato di 620 milioni per i blaugrana, bianconeri fermi a 341. Anche il valore della rosa è squilibrato

Sul campo Juventus-Barcellona è una sfida bella e… possibile. Fuori il confronto diventa più arduo, praticamente proibitivo. Sono i numeri a dirlo: il Barcellona, infatti, è al top per quanto concerne il fatturato. Nel 2016 ha toccato quota 620 milioni di euro, mentre la Juventus si è fermata a 341. La differenza è abissale, stiamo parlando di 279 milioni, tanto quanto fattura un’altra big del calcio europeo. E la Juve, va ricordato, negli anni ha incrementato i propri introiti; in Italia non ha rivali e in Europa sta scalando posizioni. Ma non c’è paragone. E il confronto tra Juventus e Barcellona rappresenta lo specchio del ritardo del calcio italiano. Va da sé che i catalani possano permettersi Messi, Neymar e Suarez e che negli anni abbiano vinto tutto quello che c’era da vincere, grazie anche agli introiti della valorizzazione del brand che ha una visibilità planetaria.

Il valore delle rose. Anche in questo caso la differenza è marcata. La stima per quanto riguarda il Barcellona è di un miliardo di euro, per la Juventus 570 milioni, quasi la metà. Per carità, il valore di ogni singolo giocatore è variabile, ma comunque la clausola rescissoria del contratto di Messi è di 250 milioni; è quella di Neymar di 200. E Suarez è arrivato a Barcellona dal Liverpool per 81 milioni, nel 2014. Per non parlare di Piquè e Busquets che sono le colonne anche della nazionale spagnola. Dall’altra parte, c’è Higuain che l’estate scorsa è stato pagato 90 milioni. Che poi potrebbe essere anche il valore di Paulo Dybala. A seguire Bonucci (la scorsa estate furono offerti dalla Premier 50-60 milioni di euro) e Pjanic (pagato poco meno di 40 milioni alla Roma). Il gap, quindi è consistente.

Gli introiti Champions. La Juventus a livello europeo sta recuperando posizioni grazie alla costante presenza nella Champions che garantisce soldi. Più si va avanti nella competizione e più ricco è il bottino. Due anni fa i bianconeri sono arrivati in finale, l’anno scorso si sono fermati agli ottavi e quest’anno sono qualificati ai quarti. La stima degli introiti di questa stagione è di poco superiore ai cento milioni, tra incassi, premi e market pool. Con la possibilità, arrivando fino in fondo, di toccare quota 130 milioni di euro. Una cifra in cui vanno conteggiati gli incassi al botteghino – circa 12 milioni per le gare contro Lione, Siviglia, Dinamo Zagabria e Porto – premi elargiti dall’Uefa per il cammino Champions, circa 32 milioni, premi degli sponsor e, infine, il market pool. Ovvero i diritti televisivi che la Juve ora non deve più dividere con nessun’altra italiana dal momento che il Napoli e la Roma sono stati eliminati. Finora, sono circa 56 milioni i soldi in cassa. Questo acuisce la forbice esistente a livello di ricavi all'interno della serie A. In Italia la Juve fa man bassa per quanto riguarda il market pool; in Spagna, ad esempio, le risorse sono divise in maniera più equa dal momento che sono molte di più le squadre che arrivano almeno ai quarti di finale delle due competizioni più importanti.

Ma la Champions tra un paio di anni cambierà volto. Ci sarà una riforma dalla quale il calcio italiano trarrà benefici, visto che potrà avere quattro squadre ai nastri di partenza, al contrario di quanto avviene oggi (due al via più una ai preliminari). Dal 2018-2019 l’Uefa prevede anche di aumentare i ricavi. Se oggi i 32 finalisti si dividono oltre 1,3 miliardi, c'è la possibilità, con la riforma, si salire fino a 2,4 miliardi. Tanti soldi, ecco perché fare la Champions diventa fondamentale. A maggior ragione per le squadre italiane che pagano un deficit strutturale nel confronto all'estero. (r.c.)

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