Neto si sveglia: com’è finita la partita?

12 Dicembre 2016

Uno dei sopravvissuti alla tragedia della Chapecoense in Colombia

ROMA. «Com'è finita la partita contro l'Atletico Nacional? E come mai mi trovo a letto in ospedale con tutte queste ferite?». Sono domande a cui finora nessuno ha avuto il coraggio di rispondere. A farle dal letto in cui si è risvegliato dal coma è stato Neto, 24enne difensore della Chapecoense, uno dei sei superstiti del tragico incidente aereo in Colombia nel quale sono morte 71 persone. Ed è stato spazzato via il sogno della piccola squadra brasiliano. Da quasi 24 ore - riportano Globoesporte on line e Rete Globo nei suoi notiziari - il ragazzo è di nuovo cosciente e anche se la sua situazione continua ad essere preoccupante (ha una vertebra lombare fratturata), riesce a respirare da solo, senza l'ausilio di macchinari. Ma non ricorda nulla. Continua a chiedere il risultato di quella finale di Coppa Sudamericana alla quale i suoi compagni di squadra erano diretti, e che non si è mai giocata. Vuole sapere come siano andati quei 90' e dove siano i suoi compagni. «E cosa mi sono fatto?», aggiunge. «Perché sono in ospedale?». A seguirlo costantemente, oltre allo staff dell'ospedale di Medellin dove si trova il ragazzo, c'è uno dei medici della Chapecoense, Carlos Mendonca, che si è trasferito in Colombia e assiste anche gli altri superstiti. Non ha ancora trovato la forza di raccontare a Neto la tragedia che ha commosso il mondo, perché la psicologa che segue il recupero, anche emotivo, dei sopravvissuti gli ha detto di non farlo. Intanto è stata evitata un'altra operazione a Jackson Follmann, il secondo portiere al quale è stata amputata una parte della gamba destra.