Nicaragua in campo a porte chiuse: calciatori con guanti e mascherine

26 Marzo 2020

ROMA. In Europa si gioca in Bielorussia, nel continente americano il calcio non si è fermato in Nicaragua. Con un distinguo importante: si va in campo, per decisione del governo che ha deciso di non...

ROMA. In Europa si gioca in Bielorussia, nel continente americano il calcio non si è fermato in Nicaragua. Con un distinguo importante: si va in campo, per decisione del governo che ha deciso di non fermare il campionato, e si gioca a porte chiuse e con guanti in lattice e mascherina. Lo ha raccontato al Mundo Deportivo l'attaccante uruguayano Bernardo Laureiro, del Cacique Diriangén, che così equipaggiato ha segnato la doppietta che ha dato alla sua squadra la vittoria per 2-0 sul Deportivo Ocotal. «Dovevamo dare un messaggio alla gente, così abbiamo giocato in modalità protetta», spiega. «È stato strano, però la decisione è stata condivisa dal sindacato locale dei calciatori. Ma io dopo venti minuti la mascherina me la sono levata, perché mi era praticamente impossibile respirare. Lo stesso hanno fatto altri miei compagni. I guanti in lattice invece li ho tenuti per tutta la partita. Questa cosa, che vale anche per gli allenamenti prima dei quali ci consegnano ogni volta mascherina e guanti, è cominciata una settimana fa, quando in Nicaragua si è verificato il primo caso di coronavirus». A fine partita niente doccia, ognuno la deve fare a casa propria, ma per Laureiro e i suoi compagni questo non è stato un problema: «L'unica cosa che mi sono tolto allo stadio sono state le scarpe da gioco, ma non sono nemmeno entrato negli spogliatoi. Poi a casa ho fatto lavare tutta la mia roba». Paura durante la partita? «Nessuna, perché non puoi farti condizionare». Al momento dei gol però l'emozione ha avuto il sopravvento: «le reti le abbiamo festeggiate come sempre, ci siamo abbracciati. Sul momento non pensi a certe cose».