Nicolai insegna i valori dello sport

9 Novembre 2018

«Vincere non è l’unica cosa che conta, è importante anche come si arriva al risultato»

RIPA TEATINA. Insegnante per una mattinata, lezione di sport. Paolo Nicolai, ieri, è stato ospite dell'istituto comprensivo M. Buonarroti di Ripa Teatina. Davanti a una platea di alunni, il beacher ortonese si è raccontato, rispondendo anche alle domande dei bambini. Una mattinata - organizzata dal Comune di Ripa Teatina nell'ambito del Festival Rocky Marciano e del Concorso Letterario Storie di Sport - di relax dopo le fatiche del World Tour 2018 e prima di tornare a Formia, al centro federale, per gli allenamenti. E Nicolai è andato a ruota libera: dalle prime schiacciate («ho iniziato con la pallavolo a 9-10 anni e poi poco prima dei 18 anni ho scelto definitivamente il beach volley») al prossimo futuro («la stagione mia e di Daniele Lupo inizierà a febbraio e sarà importante perché ci sarà da guadagnare il pass per Tokyo 2020»). Ma ai bambini ha parlato anche di valori dello sport. «Non è vero che l’unica cosa che conta è la vittoria, è una grossa sciocchezza», ha spiegato il 30enne ortonese, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, «perché il percorso per arrivare al risultato è fondamentale come la vittoria. E il percorso è fatto di lavoro e di analisi. Dagli allenamenti sulla sabbia e in palestra fino a capire come e dove migliorare per raggiungere un obiettivo». Agli alunni del Buonarroti ha consigliato di inseguire i propri sogni: «Io alla vostra età sognavo di giocare a pallavolo e oggi sono qui a parlarvi del mio percorso da beacher». E ora che cosa sogna Paolo Nicolai? Un sorriso e poi l’ammissione: «Il nostro lavoro, mio e quello di Daniele Lupo, è finalizzato alle prossime Olimpiadi...». Il beach volley è un lavoro o un divertimento? «E’ un piacere per me giocare. E’ un divertimento. Ma per arrivare a certi livelli non basta la passione c’è bisogno del lavoro per migliorarsi. Ma devo dire che gli allenamenti (5-6 giorni a settimana, di solito due sedute al giorno) non mi pesano più di tanto...».
Rinunce nel corso della carriera? «Parlerei di piccole rinunce, ma non di sacrifici». E poi l’emozione di Rio de Janeiro nell’agosto 2016: «Quella sera ero deluso per la sconfitta nella finale, ma, poi, quando sono salito sul podio, e ho visto la medaglia ho provato una sensazione di orgoglio e di felicità. Le Olimpiadi hanno un qualcosa di magico, un’atmosfera particolare. E rappresentare il proprio Paese rende orgogliosi». E se non avesse sfondato nel beach volley? «Non lo so che cosa avrei fatto, probabilmente qualcosa legato sempre al mondo dello sport». (r.c.)
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