NIENTE ALIBI, BISOGNA DARE DI PIÙ

25 Ottobre 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Non è bastato nemmeno questa volta: il Pescara, come spesso gli è capitato in questo avvio di stagione, ha fatto la partita più o meno dal primo all'ultimo minuto ma alla fine...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Non è bastato nemmeno questa volta: il Pescara, come spesso gli è capitato in questo avvio di stagione, ha fatto la partita più o meno dal primo all'ultimo minuto ma alla fine si è ritrovato di nuovo senza niente in mano, a parte i tanti complimenti ricevuti dagli addetti ai lavori presenti al Friuli. Non è stata una beffa, come in occasione delle sfide con Napoli e Inter, ma a fare la differenza, al di là dei limiti che la squadra si porta dietro anche per via di troppe assenze importanti, sono stati di nuovo errori banali, frutto soprattutto di scarsa attenzione e concentrazione nei momenti decisivi della gara.

In particolare, ha pesato parecchio sul seguito e sull'esito del match quel banale fallo da rigore che, dopo appena otto minuti, ha permesso all'Udinese di sbloccare il risultato, mettendola nelle migliori condizioni per interpretare il resto della gara senza l'assillo di dover attaccare a tutti i costi e con la possibilità quindi di affidarsi soprattutto a ripartenze che esaltassero velocità negli spazi e fisicità di Zapata. Una partenza falsa che, di fatto, ha reso anche meno efficace l'ottimo assetto tattico (4-1-4-1) predisposto da Oddo in avvio col chiaro intento di limitare la manovra offensiva dei friulani senza rinunciare a possesso palla e ribaltamenti di gioco. Lo zero a uno è diventato così un macigno contro una squadra attenta soprattutto a non perdere le distanze tra i reparti e a chiudere le linee di passaggio ai biancoazzurri, che pure hanno mantenuto costantemente l'iniziativa, anche cambiando disposizione in campo e sfruttando al meglio l'ottimo lavoro di Brugman e Aquilani. Non è bastato, come detto, per riacciuffare il risultato ma non è in caso né di piangersi addosso, pensando alle troppe assenze (soprattutto in attacco), né di buttarsi giù oltre il dovuto. La classifica della serie A, dopo quasi un quarto di campionato, sta prendendo forma rispettando in larga misura quelle che erano le previsioni della vigilia: davanti Juve, Roma e Napoli, col Milan in parte a sorpresa, nella zona bassa Udinese, Pescara, Empoli, Palermo e la cenerentola Crotone. E laggiù ci sarà da soffrire fino in fondo, c'è poco da girarci intorno pensando a quel che poteva essere e non è stato, o addirittura cominciando già da ora a sognare rimedi che dovranno arrivare col mercato di gennaio. La salvezza va giocata di partita in partita, mantenendo compattezza e fiducia nei propri mezzi, non rinunciando alla propria identità, raddoppiando piuttosto attenzione e concentrazione che diventano imprescindibili soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Vale la pena sottolineare che mai l'infermeria biancoazzurra era stata tanto affollata, con le uniche due punte di ruolo (Baehbek e Manaj) fuori uso assieme a Verre e Gyomber. Le difficoltà concrete delle ultime settimane potrebbero passare in fretta, a patto che si abbia la forza di continuare a soffrire, senza cercare alibi e prendendo invece coscienza dei propri limiti, che è poi la strada giusta per esaltare qualità che comunque non mancano.

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