«Niente doping, solo medicinale non dichiarato»

Il 42enne Di Francesco squalificato per quattro anni dopo la vittoria alla Maratona D’Annunziana
PESCARA. Nel mondo del podismo - abruzzese e non - la notizia non è passata inosservata. La squalifica di quattro anni inflitta dalla prima sezione del Tribunale nazionale antidoping a Nino Di Francesco, 42 anni, pescarese, ha destato scalpore: vuoi perché si tratta di un personaggio conosciuto nel mondo dei runners vuoi per la popolarità legata all’attività imprenditoriale. La domanda è semplice: che cosa può spingere un amatore ad assumere sostanze dopanti? Per di più a 42 anni? Di Francesco è stato sottoposto a un controllo antidoping - il primo da quando è in attività - al termine della Maratona D’Annunziana che lui stesso ha vinto, a Pescara, il 18 ottobre scorso. L’imprenditore ha esternato il suo pensiero e le sue spiegazioni in una memoria affidata al Centro, condita da un filo di ironia. In buona sostanza, avrebbe assunto un medicinale contenente amfetamina (sostanza stimolante del sistema nervoso centrale, utilizzata illegalmente per accrescere la soppressione della sensazione di stanchezza), non dichiarandolo alla partenza. Senza alcun dolo.
Amatore ingenuo. «Ringrazio la vicenda per la grande visibilità che mi è stata data», scrive il portacolori della Pescara Runners che con la sua azienda è stato anche sponsor di manifestazioni podistiche, «visto che dopo aver vinto la Maratona D’Annunziana non mi aveva notato nessuno; ora per il doping, invece, sono sulla bocca di tutti. Ringrazio il sistema che ti espone al pubblico ludibrio prima di chiederti perché, a te che sei poco più di un tapascione (nel gergo dei maratoneti, chi partecipa alle gare senza intenti agonistici, per il puro piacere di portare a termine il percorso, ndr), nelle tue urine c’era un piccolo residuo di una sostanza proibita (amfetamina, ndr). Ringrazio oltremodo di essere stato trattato come un professionista» aggiunge, «uno che corre per vivere anche se io sono un imprenditore padre di famiglia che vive per correre e paga le bollette vendendo auto d’occasione. I premi della Maratona, un paio di scarpe e una stampante, li ho regalati a chi tutte le mattine alle 5 sul lungomare della mia amata Pescara si allena con me, come di solito faccio quando vinco le gare».
L’unica colpa. Questo il prologo, poi Di Francesco entra nel merito della vicenda: «Ringrazio i controlli in gara perché per ironia della sorte io la Maratona l’ho vinta anche grazie a loro. Prima dello sparo di partenza giravano voci sui controlli antidoping e quelli più forti di me che avrebbero dovuto vincere al posto mio si sono ritirati. Lo sapevate che se uno si ritira non può essere controllato a fine gara? Eppure io ero a conoscenza dei controlli, ma non mi sono ritirato, avendo la coscienza a posto. Ho fatto tutti i chilometri che c’erano da fare fino alla fine sul lungomare che nel 2020 ho percorso in allenamento per ben 5.716 km. Tuttavia ammetto la mia colpa di non aver dichiarato, precedentemente alla gara, un medicinale assunto poco più di una settimana prima della competizione che mi era stato prescritto da giugno del 2019 da uno specialista della ULSS per problemi e patologie correlate ad una grave disfunzione tiroidea che curo ormai da tanti anni». Quindi, la responsabilità che ammette Di Francesco è la negligenza nel non aver dichiarato l’assunzione del medicinale prima della gara. «Mi dispiace deludere le aspettative ma le anfetamine in qualsiasi forma e provenienza, nonostante siano giustamente proibite, non ti fanno vincere una lunghissima gara di quarantaduemiladuecento metri; a dirla tutta immagino che non te la fanno nemmeno finire».
Non molla. «È solo il duro, assiduo e continuo allenamento e la mia dedizione assoluta che mi hanno portato a migliorare continuamente da quando ho iniziato a correre. Mi auguro che la mia esperienza sia di monito a tutti gli amatori che fanno le gare, poiché non bastano documentazioni, patologie e la buona fede per uscire da un incubo che non auguro a nessuno». Infine, l’appuntamento a tutti: «È forse questa la maledizione che a gennaio scorso anticipavo nel titolo del mio libro, Maledetta Corsa. Ci vedremo tra quattro anni, più forte di oggi».
Di Francesco sta valutando la possibilità di fare ricorso in appello per vedersi ridurre la squalifica.
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